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Home » Predicazione » Avvento 2010 - 2a domenica
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E’ questione di kavanà

Qualche giorno fa, preparando il prossimo incontro di catechismo, mi sono imbattuta in un’idea creativa per presentare l’anno liturgico ai bambini; quella di sovrapporre tre cerchi di cartone, di grandezze diverse, uniti al centro da un fermacampione. Sono cerchi che, una volta arricchiti con immagini e scritte, dovranno rappresentare le tre dimensioni in cui si dipana il tempo: quella cosmica, percepibile attraverso il corso degli astri e la successione delle stagioni, quella liturgica, in cui la Chiesa fa memoria degli eventi della Redenzione, e quella della storia personale di ogni uomo e donna.

E’ un’immagine semplice, che i bambini si divertiranno a costruire manualmente. Ma anche noi, con qualche anno in più, possiamo farne tesoro, per lasciarci sorprendere di nuovo da un grande Mistero: quello del valore sacro del tempo, in cui si inscrivono gli eventi di Dio verso l’uomo e con l’uomo.

Spesso nelle nostre giornate siamo affannati dalle tante occupazioni, e a volte è una vera fatica riuscire a gestire il nostro tempo senza lasciarsi prendere da una certa agitazione. Forse in quei momenti ci è capitato di sentirci sussurrare da parte di Gesù la stessa frase che un giorno rivolse a Marta: “Tu ti affanni e ti agiti per molte cose ….”.

Certo non siamo chiamati a non impegnarci attivamente in questo nostro mondo, tutt’altro! La Scrittura ci invita a servire Dio con gioia e ad essere lavoratori operosi nella Sua vigna.

Il discorso è un altro: riguarda il “come” e credo che in gran parte dipenda dal nostro modo di concepire il tempo e di rapportarci con esso.

Se lo sapremo vivere nella sua dimensione sacra, se in esso sapremo scorgere  la Presenza di Dio e l’attuarsi continuo della Sua opera di salvezza, il tempo assumerà un nuovo valore, quello di non appartenere più a noi, ma a Lui.  Scrive Abraham Joshua Heschel nel suo libro Dio alla ricerca dell’uomo: “Ogni attimo rappresenta il Suo arrivo misterioso, e l’uomo ha il dovere di esservi presente”. Ed è lo stesso autore a sottolineare l’importanza di un termine, tipico della tradizione ebraica, quello di kavanà: significa indirizzare la propria mente, compiere una cosa con intenzione, prendere coscienza di ciò che stiamo facendo e del compito che stiamo svolgendo. Non è un’attenzione solo mentale, ma coinvolge il nostro cuore, inteso biblicamente come centro di tutte le nostre facoltà spirituali, e ci fa apprezzare il fatto che viviamo in alleanza con Dio e che ci è data la possibilità di agire in concordanza con Lui.

In questo Avvento, con cui si apre l’anno liturgico, potremmo fare nostro questo atteggiamento di kavanà, perché il nostro vivere quotidiano assuma una dimensione più ampia, anzi: eterna.

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