In due parole...

Come Domenico vogliamo manifestare e proclamare con la nostra vita e la nostra parola, la misericordia di Dio, la liberazione e la riconciliazione di tutti gli uomini in Gesù Cristo.

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PASQUA DI RISURREZIONE

Due abissi si incontrano: il vuoto del sepolcro e il costato trafitto.

Quasi accecata dal vuoto di quel sepolcro Vuol vedere meglio e con la mano aiuta i suoi occhi.

 Si schermisce dalla luce o dalle tenebre? Che cosa non scorge Maria e chiunque si recherà al sepolcro per piangere l’Amato?

Non s’accorge che la Luce che illumina il vuoto sepolcro viene dall’alto. Le tenebre della morte sono state vinte ormai anche le tenebre possono essere luce.

Discreto l’Angelo lo indica: tutto è avvolto in un grande silenzio: la Chiesa ancora sembra non osare il Gloria. Lo Spirito di fuoco che illumina le nostre menti non è ancora stato donato.

L’amore vibra ardente e dolorante nei cuori che lo hanno contemplato trafitto, ma la carne è debole e il timore della delusione fa vacillare. Si può tremare di paura anche per una bella notizia. Il tarlo del dubbio sussurra: e se non fosse vero?

Ma, tu Maria va a dire: è risorto e vi precede in Galilea  come aveva promesso.

E se non fosse ero? Grazie Tommaso per voler toccare il suo corpo, per voler toccare e vedere quelle piaghe che non hai avuto il corraggio di contemplare davanti a tutti quando Lui era esposto alla gogna e disprezzato, dissanguato. Lui l’Agnello immacolato, noi i ladri, lui l’impiccato ci ricorda con veemenza d’amore Caterina da Siena.

Grazie Tommaso perché il Risorto, Lui eternamente tutto Dio e tutto uomo, ha messo il tuo dito nell’abisso sconfinato e folle del suo amore, anzi del loro amore: amore del Padre per la sua creatura; amore del Figlio per il Padre e per tutto quanto Egli ama; amore d Spirito santo eterna divina tenerezza che rendi forti i deboli, coraggiosi i pusillanimi, ardenti i tiepidi.

Ha preso la tua mano per porla lì ove la lancia lo aveva trafitto acciò che tu possa giungere al costato, il quale ti manifesta il segreto del cuore.

Signore perché trafitto dopo la morte, quasi a dire che il divino – umano dolore ha vinto a morte e non ha confini di tempo.

Leggiamo quanto scrive per noi Santa Caterina da Siena:

Così mi ricordo che disse la prima Verità, una volta, a una serva sua - domandando ella:

«Poi che eri morto, perché volesti che 'l costato ti fosse aperto e gettasse tanta abbondanza di sangue?» -, e diceva: «Molte sono le cagioni, ma due principali te ne dirò. L'una per che io volsi, che per l'apatura del lato vi manifestai il secreto del cuore, però che più era dentro l'affetto che io avevo all'uomo, che 'l corpo con l'atto di fuori non poteva mostrare. L'altro si fu il battesimo che, per li meriti del sangue mio, era dato all'umana generazione». Lettera 189

E Tommaso crede: “Mio Signore e mio Dio”.

Ovunque si diffonde una luce nuova, ma colpisce il grande silenzio che traspare anche dall’arte di chi ha contemplato con meraviglia la bontà della Vita.

Perché Beato Angelico e Caravaggio. Il primo ci dice la pace della divina vittoria sulla morte; la forza dell’Uomo nuovo che al Padre si è tutto abbandonato. Ha scelto le donne al sepolcro perché con Maria erano ai piedi della Croce: non si può entrare nella vita se non si attraversa la porta stretta della morte. E una di loro sarà inviata ad annunciare: Cristo è risorto.

Caravaggio ci dice tutta la concretezza della Risurrezione di Cristo e quindi nostra, membra del suo corpo. E’ il vero Gesù di Nazareth: “Figlioli, avete da mangiare?”… Ad ognuno di noi continuare la contemplazione nel silenzio che come un manto sempre protegge i divini e umani misteri.

Sr Elena Ascoli, op

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