In due parole...

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Contempliamo il volto di questa Madre che ogni giorno si va per noi umile sentiero verso Colui che è Via , Verità e Vita. Con Lei varcheremo insieme a tanti fratelli e sorelle la segreta e luminosa porta del Regno. 

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La Madre e il regno

Si racconta che un re dovesse ritornare da lontano dopo tanti anni di assenza.

Molte cose erano successe: i suoi ministri dapprima obbedienti alle sue consegne si erano ben presto dimenticati di essere degli amministratori e erano diventati dei potenti.

Il potere, si sa, porta facilmente alla rivalità e la rivalità alla guerra, madre di tutte le povertà. Così quel regno di serenità dove i bambini potevano tranquillamente giocare per le strade sino all'imbrunire e i vecchi sulla soglia raccontare la loro giovinezza rivestita dalla saggezza degli anni, le madri accarezzare i loro figli e sognare il loro avvenire semplice, ma di gioia, i padri rientrare stanchi dal lavoro, ma certi dell'amore della loro famiglia, divenne un covo di sospetti, di invidie: i bambini non nascevano che raramente, i volti invecchiavano grigi e inariditi, i canti, poi, non risuonavano, e chi parlava sembrava piuttosto gridare dolore che comunicare intesa.

Il silenzio dell'indifferenza e dell'infedeltà aleggiava rivestito di un "non ho più tempo per te". Anche l'antica Chiesa, una Pieve testimone di tanta storia e di tante suppliche sembrava aver ceduto a quella desolazione e stava lì, fuori delle mura del regno, come un fiore colto e abbandonato in un prato lasciato incolto. Solo una nicchia sembrava sfuggire a tanto abbandono: ancora vi sorridevala Vergine Madre.Ogni tanto una mano sconosciuta vi deponeva un fiore.

Ed ecco diffondersi in tutto il paese inaspettata la notizia: il Re sta per tornare e ben presto sarà alle porte del suo regno. Con sorriso amaro tutti andavano dicendo che la velocità della tecnica avrebbe supplito a tanto disordine. In fretta le imprese più qualificate furono impegnate a restaurare, pulire, ridare un nobile assetto agli antichi manieri: non si badò a spese! Per un momento tutto sembrò tornare come prima, sino a quando non si dovette pensare alla casa del Re: a chi era stata affidata la casa del Re? chi l'abitava? chi ne aveva preso cura? Ci si rese conto che, disabitata, era caduta in rovina.

E gli animi si nuovamente si alterarono: i sudditi, amareggiati, compresero che l'invidia albergava ancora nel cuore di tanti... Ma ormai il Re era davvero prossimo: che fare? Nemmeno il sole, che splendido pur si levava il mattino, riusciva far nascere il sorriso in quel regno un tempo così luminoso... Ad ogni crocicchio non si parlava di altro: chi accoglierà il Re? dove si riposerà? Cominciava a serpeggiare un certo timore: non si parlava altro che della sua venuta. Gli uni incolpavano gli altri di tanta trascuratezza e di un sì grave oblio del loro Re.

Uno solo pareva non turbarsi, anzi non si mescolava a quel vociferare: Celeste, il malatino del regno, che in tanto agitarsi tutti avevano dimenticato. Così aveva potuto sparire dai loro occhi: si era rifugiato nella vecchia Chiesa e con la calma dei buoni si era messo a ripulirla, così come poteva. Quando era stanco andava a sedersi davanti a quella Madre e le raccontava ogni cosa, ma soprattutto come avrebbe voluto accogliere il Re. Per Celeste non c'era dubbio: il Re doveva essere buono e portargli quel calore che nessuno sapeva dargli. Lei lo capiva, anzi sembrava conoscere bene quel Re: ed ecco che giorno dopo giorno le erbacce sparirono, qualche semplice fiore campestre rendeva quasi bella quell'antica Chiesa che, inondata dal sole e rallegrata della voce argentea ed infantile di Celeste, sembrava riecheggiare i sacri cori dei tempi dei Re.

Ma Celeste si era stancato davvero tanto: per l'arrivo del Re non ebbe il tempo di salvare le apparenze della sua estrema povertà. Impolverato, si era addormentato ai piedi della Madre. La piccola fiamma, che ardeva nella lampada ad olio, illuminava di una luce celestiale il volto del malatino: quello scintillio tenue, ma sempre presente, rischiarava i passi di chiunque avesse voluto entrare e ivi trovare dimora.

Ed il Re giunse: entrò attirato da quella piccola fiamma della lampada che si consumava soltanto per illuminare e riscaldare il cuore di chi, affascinato dal suo tremolio, sostava a guardarla. Ai piedi della Madre il Re trovò il Celeste. E' vero, non ce l'aveva fatta a vegliare, il Re, però, aveva una dimora preparata con amore: la piccola fiamma silente lo testimoniava. Il Re prese Celeste tra le sue braccia e gli sussurrò, senza svegliarlo: vieni servo buono e fedele, entra nella gioia del tuo Signore. Improvvisamente le porte della Chiesa si spalancarono: erano i sudditi che attendevano invano nella città rimessa a nuovo con grande dispendio di denaro. I loro cuori erano, però, sempre gelidi e timorosi.

Ognuno era accorso senza chiamare il vicino o guardare il compagno di strada: tutti erano stati attirati da un canto che sconvolgeva le loro vite: pace in terra agli uomini di buona volontà... Quelle parole li conducevano fuori della loro città, verso la zona incolta dell'antica Chiesa: una luce,quasi un' incendio, l’illuminava tutta.  Lì scorsero il loro Re che stringeva tra le braccia il malatino che da tempo non vedevano più in città. E ricordarono le parole che un tempo il Re aveva detto loro: beati i poveri in spirito di essi è il Regno dei cieli.

Si accorsero di essere giunti in molti. Per la prima volta, dopo molto tempo si guardarono in volto e capirono le parole che un giorno erano state loro affidate: se non diventerete come bambini non entrerete nel regno dei cieli... Restarono lì e con tacito accordo cominciarono a costruire, attorno all'antica Chiesa, un nuovo regno le cui fondamenta erano nel cuore di ciascuno. Sul frontale di pietra dell'antica Pieve scrissero:

Solo l'amore

vince il timore,

solo l'amore

fa nuove tutte le cose.

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