In due parole...

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Politica e santità: un binomio impossibile?

“La finalità della mia vita è nettamente segnata: essere nel mondo il missionario del Signore: e quest’opera di apostolato va da me svolta nelle condizioni e nell’ambiente in cui il Signore mi ha posto” e ancora: "Non si dica quella solita frase poco seria: la politica è una cosa “brutta”! No: l’impegno politico – cioè l’impegno diretto alla costruzione cristianamente ispirata della società in tutti i suoi ordinamenti a cominciare dall’economico è un impegno di umanità e santità: è un impegno che deve potere convogliare verso di sé gli sforzi di una vita tutta tessuta di preghiera, di meditazione, di prudenza, di fortezza, di giustizia e di carità….” (1944)

Giorgio La PiraQueste due citazioni di Giorgio La Pira sono frutto di un cammino intellettuale e spirituale iniziato nella sua Sicilia con amici quali Salvatore Quasimodo, Salvatore Pugliatti, futuro Rettore dell’Università di Messina e altri giovani assetati di conoscenza, starei per dire, a 360 gradi. In un’intervista su Avvenire il Pugliatti testimonia ricordando: “IL Peloro”, [1] società da loro fondata: “Leggevamo Dante, Platone, la Bibbia, Tommaso Moro e Campanella, Erasmo da Rotterdam e gli scritti russi, specialmente Dostoevskij, ma ci incantava anche Andreiev e Massimo Gorki con i suoi romanzi sociali; leggevamo Baudelaire, Mallarmé e Verlaine, che a poco a poco divennero i nostri numi”.

Insomma un giovane La Pira che, studiando ragioneria, si apre alla filosofia, alla poesia e a ogni sapere che sarà l’humus della sua straordinaria personalità politica.

La sua sofferta adesione al cattolicesimo è, poi, il segno più fecondo della sua autentica ricerca della verità senza compromessi di sorta. In quegli anni di studio a Messina abitava presso lo zio Luigi, massone e convinto anticlericale, capace di chiudere la porta in faccia al sacerdote che veniva per la benedizione delle case.

Ebbene il giovane Giorgio non è da meno. Nel 1919, a quindici anni, invitato a partecipare ad un incontro al circolo cattolico “Vita e pensiero” risponde che andrà solo quando sarà rimosso il Crocifisso dalla parete.

Ma, ecco, che nel 1925, essendo a Siracusa per conto dello zio, gli scriverà, dopo averlo informato degli affari conclusi: “… Mi spiego: la vita del pensiero è il vestigio massimo dell’umana  dignità e dell’umana bellezza. Cuore e mente sono finestre aperte sul mondo soprasensibile, richiami di armonie e introduzione umana nella vita stessa di Dio”e conclude dichiarando una lucida ed umile adesione alla Chiesa cattolica: "Ci sono  molti cattolici che traviano gli insegnamenti della Chiesa? E’ verissimo: ma i cattolici sono uomini come gli altri e deboli e peccatori come gli altri”.

La lettera andrebbe citata per intero perché ormai La Pira ha gettato le fondamenta delle scelte e convinzioni, che andranno sempre maturando sino a divenire preghiera, contemplazione che, ben presto, traboccheranno in impegno attivo nell’insegnamento universitario e nella politica. Ne individuiamo le radici nella massima tomista “contemplata aliis tradere”. Non posso certo percorrere tutta la sua vita e meno ancora le sue intuizioni e scelte politiche fatte da parlamentare della Costituente, da sindaco di Firenze, sua città d’adozione, da uomo di pace che raggiunge tutti e tutti vuole unire in quel Dio che è Padre di ogni uomo.

Ma per il Professore, laico domenicano sin dai tempi di Messina, che si rifugiava in una cella del convento domenicano di San Marco per entrare nella sua cella interiore e rinfrancare la sua ardente fede, che aveva per i poveri sempre nuove iniziative tanto da passare dalla distribuzione del pane benedetto a quella di minestre e latte senza avere un soldo e fidando solo nella Provvidenza e in Maria, come si esprime lui stesso, che cosa significava essere un politico? Perché La Pira non faceva politica, ma viveva la politica, era uomo della polis, uomo cioè che ha a cuore soltanto il bene della sua città e dei suoi abitanti, dimentico completamente di se stesso. Ebbene lui stesso sembra risponderci quando afferma: "Bisogna lasciare l’orto chiuso dell’orazione: bisogna scendere in campo, affinare i propri strumenti di lavoro; riflessione, cultura, parola, lavoro, ecc. Altrettanti aratri per arare il campo della nuova fatica, altrettante armi per combattere la nostra battaglia di trasformazione e di amore: Trasformare le strutture errate della città umana; riparare la casa dell’uomo che rovina”.

Fede ardente, preghiera senza vergogna, certezza di essere strumento di quel Cristo che è venuto a portare la pace, non quella degli intrighi ma quella sofferta e donata dell’amore: questi, fra molti altri, i punti fermi che sostengono La Pira ovunque, in ogni luogo, in ogni parlamento a qualunque ideologia appartenga. Ascoltiamo le sue parole rivolte ai capi del Cremlino in occasione di un suo viaggio a Mosca: "Come avete rimosso dal Mausoleo al Cremlino il cadavere di Stalin, così dovete liberarvi dal cadavere dell’ateismo. E’ un’ideologia che appartiene al passato ed è irrimediabilmente superata”.

Di lui il Cristo non ha dovuto certamente arrossire quando si è presentato al Padre Suo e nostro. La Pira può essere vero politico, libero da intrallazzi e interessi personali, proprio per questo: sa che solo Cristo è il Signore della storia e pertanto mai interrompe quel “filo diretto di comunione” con Lui che è la preghiera ed impara a leggere la storia di oggi meditandola tra le righe della Bibbia, che ci parla della storia della salvezza: in questo gli è stato maestro il suo cardinale Elia dalla Costa.

Ecco come il Professore profeta di pace si esprime in una lettera del 1956:

"Quanto a me, io non posso dirti altro che questo: da tempo chiedo ogni giorno – e quasi ogni ora – al Signore la grazia di chiudere la mia parentesi di vita terrena : è una speranza immensa che mi dà ogni giorno la forza di operare e  di attendere […]. Perché, infine, caro Amintore, la città che cerchiamo non è né Firenze e neanche Roma o Arezzo: è un’altra: quella che ci accoglierà per sempre e ci farà per sempre a Dio uniti ed in Dio felici”.

Qualche titolo delle testate di giornale dopo la sua morte a Firenze il 6 novembre del 1977:

Un profeta da rivalutare scrive il ” Corriere della sera”; “La stampa”: Un profeta in politica; “Repubblica”: Il profeta della pace planetaria”….

Possiamo perdere o lasciar cadere nell’oblio una tale lezione di politica cristallina espressione della carità? No, perché anche noi con Giorgio La Pira Vorremmo che tutti i tesori di storia, di grazia, di bellezza, di intelligenza, di civiltà, che la Provvidenza ha “accumulato” a Firenze costituissero essi stessi un gigantesco messaggio di pace rivolto a tutti i popoli della terra.

Giorgio La Pira


Elena Ascoli op (da “I Martedì” di Bologna)


[1] Faro che illumina questa punta di terra di Messina. E’ chiaro il significato di tale scelta per la società di questi giovani intellettuali.

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