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“Quando arrivava lui al Politecnico era come se fosse arrivata una ventata di vita”: così un suo compagno di studi ricorda Pier Giorgio, un ‘normale’ giovane universitario, che dal 1918 si era iscritto al corso di ingegneria meccanica con specializzazione mineraria del Politecnico di Torino. Aveva scelto questo tipo di studi per prepararsi a stare il più possibile vicino ad una delle categorie di lavoratori più sfruttate in quell’epoca, quella dei minatori. Pier Giorgio Frassati“Scavezzacollo e simpatico”, Pier Giorgio in università si distingueva per la sua gioia contagiosa, che scoppiava in particolar modo nei momenti di chiasso tra compagni prima dell’inizio delle lezioni. Il suo sguardo era sempre attento a cogliere i bisogni dei compagni, soprattutto delle matricole e di chi in quell’ambiente si sentiva un po’ disorientato. Come tanti giovani universitari, sotto esame si sentiva a volte “naufragare” tra le scadenze degli esami, ma nonostante questo coltivava con passione tanti altri interessi: la poesia, il teatro e soprattutto la montagna: “Ogni giorno che passa mi innamoro perdutamente della montagna. Se i miei studi me lo permettessero, passerei intere giornate sui monti a contemplare in quell’aria pura la grandezza del Creatore”. Spesso arrivava in università trafelato, tanto che veniva chiamato “lo studente che corre sempre”. Ma dove correva Pier Giorgio? È impressionante il numero di impegni che riusciva a sostenere, e delle associazioni di vario genere alle quali con entusiasmo e perseveranza partecipava: gruppi di preghiera come ad esempio la Conferenza del Rosario e gli Adoratori notturni universitari, ma anche gruppi impegnati a livello sociale.

Nato da una famiglia ricca ed influente (il padre, fondatore e direttore del giornale “La Stampa” era stato nominato senatore del regno e poiPier Giorgio Frassati Ambasciatore d’Italia a Berlino), Pier Giorgio si era iscritto a 17 anni alla Conferenza di san Vincenzo, un’associazione dedita all’aiuto ai più poveri. Nelle sue tasche e nella sua borsa si trovavano spesso biglietti pieni di nomi ed indirizzi di persone povere da andare a trovare. Un giorno una tabaccaia, preoccupandosi di cosa avrebbe detto la gente vedendo un giovane così ben vestito entrare nelle case dei poveri, gli propose di lasciare presso di lei in deposito quei pacchi, assicurandogli che si sarebbe preoccupata di distribuirli. Pier Giorgio si rifiutò, perché per lui la cosa più importante era infondere coraggio a quelle persone, ascoltare le loro sofferenze e portare loro Cristo. Egli diceva: “Gesù mi fa visita con la comunione ogni mattina ed io gliela restituisco nel modo misero che posso, visitando i suoi poveri”.

Partecipava assiduamente come animatore alle adunanze del circolo “Cesare Balbo” della FUCI (la Federazione degli Universitari Cattolici Italiani), e nel 1920 si iscrisse al Partito Popolare Italiano, convinto del fatto che i cristiani non dovessero rimanere estranei alle vicende politiche, soprattutto in quel momento di ascesa del fascismo in Italia: ad un amico scrisse “Ho dato uno sguardo al discorso di Mussolini e tutto il sangue mi ribolliva nelle vene”. Un momento decisivo nel suo cammino spirituale fu la vestizione come laico domenicano, il 28 maggio 1922. Volle prendere il nome di fra Girolamo, volendo prendere come modello fra Girolamo Savonarola nella sua lotta contro i cattivi costumi. L’amore alla Verità contemplata ed annunciata, l’anelito per la salvezza delle anime e la misericordia sono tratti della spiritualità domenicana che Pier Giorgio seppe far risplendere calandoli in maniera esemplare nella sua vita quotidiana di giovane universitario.

Non tutto nella vita di Pier Giorgio “filava liscio”: come tanti ragazzi d’oggi anche lui si è trovato a vivere un’atmosfera tesa in famiglia, dovuta ad una Pier Giorgio Frassatirelazione tra i suoi genitori che era quasi vicina alla rottura. La sorella Luciana così ce la descrive: “Tra due silenzi densi di rancore non era facile muoversi in quell’atmosfera” e Pier Giorgio, in occasione del matrimonio della sorella si rese conto che ora gli sarebbe toccato ancor di più dover essere allegro in casa per soffocare l’umor grigio prodotto da varie contrarietà. Proprio per non rischiare di provocare una frattura peggiore in famiglia, Pier Giorgio, con vero spirito di sacrificio ed enorme sofferenza, rinunciò al suo amore per Laura Hidalgo. Condivise ad alcuni amici della sua “Compagnia dei Tipi Loschi”, nata per un reciproco sostegno nel cammino di fede, questo momento di profonda crisi: “Per chi crede le controversie della vita non sono oggetto di abbattimento, ma servono di emendamento e di richiamo energico a ricalcare la via, forse momentaneamente abbandonata”.

La giovane vita di Pier Giorgio fu improvvisamente stroncata da una poliomelite fulminante, scoperta troppo tardi. Sulla sua scrivania c’erano le dispense del suo penultimo esame e il Messale aperto sul Vangelo della domenica seguente. Nonostante l’enorme sofferenza fisica, si fece dare dalla sorella un foglio su cui con fatica scrisse quello che è stato definito il suo testamento della carità: “Ecco le iniezioni di Converso. La polizza è di Sappa. Rinnovala a mio conto”. Il centro e la guida sicura di tutta la vita di Pier Giorgio è stata la fede in Cristo. A tante persone, soprattutto giovani, senza punti di riferimento, lui continua a ripetere: “Vivere senza una fede, senza un patrimonio da difendere, senza sostenere in una lotta continua la Verità, non è vivere, ma vivacchiare”. La sua gioia spontanea ed esuberante, il suo profondo senso dell’amicizia, il dono di sé senza riserve e il sempre più intenso rapporto d’amore col Cristo continuano oggi ad interpellarci e a mostrare, nella semplicità di una giovane vita, una possibile via di santità.

sr Enrica

sr Enrica

Della comunità di Ganghereto,
studio filosofia all'Università di Perugia.

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