In due parole...

Come Domenico vogliamo manifestare e proclamare con la nostra vita e la nostra parola, la misericordia di Dio, la liberazione e la riconciliazione di tutti gli uomini in Gesù Cristo.

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Una rilettura di Mc 14,53.66-72

 

C’è un gran rumore in città questa notte dopo il grido di festa “0sanna, Osanna al Figlio di Davide”. Pellegrini che arrivano cercando una sistemazione per la notte incrociano una folla di persone, “una folla con spade e bastoni” che trascina via un uomo arrestato “in un podere chiamato Getsemani”. Mi hanno parlato di quest’uomo che parla alle folle, che guarisce, che sembra guardarti nel profondo quando fissa lo sguardo su di te… Mi passa davanti e non c’è ribellione in lui, si lascia strattonare senza reagire. Vanno tutti verso la casa del sommo sacerdote dove lo maltrattano, lo deridono, lo portano dentro. Ma perché adesso e non aspettare la luce del giorno? Anche io mi dirigo verso il cortile di questa casa, c’è gente, soldati e personale di servizio che siedono attorno al fuoco e si scaldano. Tra di essi un uomo, un galileo, tiene la testa tra le mani.

 

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Discute animatamente con una donna, “una serva” che lo accusa di essere del gruppo “del Nazareno”. Il galileo si agita:”Non so e non capisco quello che vuoi dire. No, no, non conosco quell’uomo”. Un gallo canta. Il galileo alza la testa e il suo sguardo è di smarrimento. Il volto è attraversato da una luce: sbarra gli occhi come chi ha capito qualcosa da troppo tempo non chiara. Ora sa. Non fugge, non evita le lacrime che gli rigano il volto. Mi avvicino a lui, cerca di scansarmi, gli chiedo di aiutarmi a capire cosa sta succedendo. E chi è colui che è stato arrestato così in fretta e per il quale non c’è orario per un interrogatorio tanto anomalo, di notte. L’uomo mi guarda: “Ho vissuto con lui e avrei dovuto conoscerlo, capire ciò che ci diceva, difenderlo nell’ora della prova ma ho avuto paura. E la paura paralizza ogni parte del tuo essere. Ora però una pietra ha spaccato il mio cuore che sanguina ma che mi permette di non scappare più, di essere vivo al  mio dolore e alla mia paura. Resto qui stanotte per dirgli che ora tutto è chiaro in me.”

 

pianto

 

Passano le ore; resto ad aspettare con il galileo e con quella folla che si fa gradualmente più silenziosa e meno fitta. E’ l’alba l’uomo arrestato è portato fuori verso il Sinedrio …..E’ stanco ma guarda il galileo con uno sguardo profondo e ricco di vita. Pur nella rapidità del suo passaggio avverto l’intensità di un rapporto d’amore, un amore mai conosciuto che si lascia toccare dal dolore, un amore disposto a tutto pur di trionfare su ogni male che viviamo, che riceviamo e facciamo, che non osiamo affrontare in noi e fuori di noi.
Si lascia portare via, non si ribella ai maltrattamenti, non inveisce contro i suoi aguzzini..

Una piccola folla lo segue . Lo seguo anch’io. Fisso il mio sguardo su di Lui, credo in Lui … stanotte piango per lui.

 

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Sr Antonella Marie op

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