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 BeatoAngelico


«Chi fa cose di Cristo, con Cristo deve stare sempre».


Questo è il motto che amava ripetere Fra Giovanni da Fiesole, insignito dell’epiteto di «Beato Angelico» per la perfetta integrità di vita e per la bellezza quasi divina delle immagini dipinte, e in grado superlativo quelle della Beata Vergine Maria.
 
Di sentimenti orientato alla vita religiosa, ancora giovinetto domandò di essere accettato tra i Frati Predicatori che, per il tenore rigoroso di condotta, erano chiamati Osservanti, e che dimoravano a Fiesole nel convento di S. Domenico.

Mentre compiva con massima diligenza le mansioni che i Frati e i Superiori gli avevano affidato, si divulgava a largo raggio la fama della sua egregia arte di pittore: per questo anche le opere di pennello gli venivano commesse con un ritmofrequente e incalzante. Tra le prime produzioni non si possono dimenticare: l’Annunciazione di Cortona; l’Incoronazione della B.M.V. nel convento di Fiesole; la Deposizione di Cristo, eseguita per la chiesa della SS. Trinità in Firenze; pitture che, se prestiamo fede al Vasari, parevano di mano di un Santo o di un Angelo.

Eugenio IV, Pontefice Massimo, avendo partecipato nel 1443 all’inaugurazione della chiesa nel convento di S. Marco, riportò moltissima ammirazione per la sua arte, e nel 1445 lo fece venire a Roma con l’incarico di dipingere una cappella nel tempio di S. Pietro, e un’altra cappella nel PalazzoVaticano, detta del SS. Sacramento: «Questa cappella – dice uno scrittore anonimo - era un vero Paradiso, dalle figure delineate con somma grazia e bellezza». Mentre Fra Giovanni esercitava l’arte pittorica nel tempio di S. Pietro e nel Palazzo Vaticano, Eugenio IV ebbe ampia possibilità di stimare ad altissimo livello non solo l’egregio artista dotato di meravigliosa capacità, ma specialmente la pietà del Religioso, la sua osservanza della Regola, il sentire umile e dimentico di se stesso. Perciò, dovendo nel 1446 dare un nuovo Pastore alla Chiesa di Firenze, propose quel nobile ufficio al piissimo frate; ma questi lo declinò con atteggiamento modesto, credendosi per nulla all’altezza; e consigliò di scegliere per tale dignità Fra Antonino Pierozzi, idoneo in tutto per virtù e dottrina a reggere quella diocesi.

Anche Nicola V, successore di Eugenio IV, uomo raffinatissimo e amante della cultura umanistica, nutrì un’opinione eccellente di Fra Giovanni: in realtà «onorò e venerò un personaggio così degno, per la sua integrità di vita e per la superiorità di modi virtuosi». Per questa ragione Nicola V, nel 1447, gli dette il compito di affrescare la sua cappella privata; che portò a termine con rappresentazioni degli atti e dei fatti di S. Stefano e di S. Lorenzo, senza venir meno alla propria arte tipica, che si può definire un’autentica preghiera espressa con i colori.

Morì a Roma il 18 febbraio 1455, nel convento di S. Maria sopra Minerva, sigillando un’esistenza lodevole per arte rinomata, e ancora più abbellita da virtù umane e religiose. Il suo corpo fu sepolto nel tempio di S. Maria sopra Minerva.

La grazia e l’indole celestiale nelle sue figure sacre sono frutto di somma armonia tra vita santa e forza creatrice in lui attuata. Questo è fuori dubbio il solo motivo per cui ricevette il soprannome di «Angelico», uomo certamente quasi unico nell’arte e fuori confronto con gli altri.

È allora evidente che Fra Giovanni, ponendo a servizio dell’arte i doni privilegiati della sua natura, ha procurato e tuttora procura un’immensa utilità spirituale e pastorale al popolo di Dio, facilitandolo nel cammino verso Dio. In verità Fra Giovanni, uomo eccezionale per spiritualità e per arte, ha sempre attirato moltissimo la nostra simpatia; riteniamo quindi che è giunto il momento di collocarlo in luce speciale nella Chiesa di Dio, alla quale non cessa ancora oggi di parlare con la sua arte celestiale.

 

Da Roma, presso S. Pietro, il 3 ottobre 1982, anno quarto del Nostro Pontificato.

 

GIOVANNI  PAOLO  II

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