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Le finestre del cuore

finestra del cuore

In un libro di Catherine Aubin

recensione di Lucetta Scaraffia il 30 / 08/ 2012 , nell'Osservatore Romano

Non è facile oggi trovare una guida spirituale scritta in modo semplice, senza cadute nel dolciastro o all'opposto in arcigne critiche al mondo moderno, e che apra vere e nuove prospettive spirituali da leggere con passione. Les fenetres de l'âme. Aimer et prier avec ses cinq sens (Les Éditions du Cerf) — piccolo libro di suor Catherine Aubin, domenicana, docente di teologia spirituale e studiosa della preghiera, che sta per essere tradotto in spagnolo e giapponese (e si spera presto in italiano) — ci permette di vivere questa sorpresa. Niente di già letto e rimasticato, come non di rado accade in questo tipo di letteratura, anche se ovviamente ci sono citazioni, numerose e spesso imprevedibili, come le frequenti riprese di Etty Hillesum: nello svolgersi del tema sentiamo la forza dell'esperienza vera, del vissuto concreto, che dà al libro quel tono di verità e di realizzabilità per il lettore che costituisce gran parte del suo fascino.

Aubin insegna che è possibile comunicare con Dio, cioè vivere una straordinaria esperienza spirituale, entrando all'interno di noi stessi. E non solo in senso psichico, ma concreto, attraverso i nostri sensi corporali: è un percorso fondamentale, che ognuno deve imparare a ricostruire perché «la debolezza e la fragilità dell'uomo interiore costituiscono uno dei maggiori problemi del nostro tempo». Infatti non siamo più guidati a sviluppare la nostra interiorità, a passare dai sensi esteriori a quelli interiori, che consentono all'anima e al cuore di arrivare in contatto con la presenza di Dio. Attraverso il corpo possiamo ricevere il tocco dello Spirito santo fino alle radici dell'anima.

Così, l'orecchio permette l'obbedienza alla Parola divina, come mostra l'esempio di Maria, che ha concepito il Messia perché ha ascoltato, nel senso più forte della comprensione e dell'accettazione. Indurire le orecchie e chiudere gli occhi, nei Vangeli, significa avere un cuore insensibile. E Gesù non parla solo della vista fisica, ma di quella interiore, la cui funzione è comprendere il senso della propria vita, le priorità. Ma solo la fede permette all'occhio di vedere al di là di tutte le apparenze e di intuire l'Invisibile. Si può allora dire che il senso della vita «è di guarire gli occhi del cuore affinché Dio sia visto, e l'occhio dell'anima purificato per raggiungere la visione di Dio».

Il gusto è il senso più soggettivo, quello meno razionalizzabile, e tuttavia non è raro che i termini "gusto" e "gustare" vengano usati con un significato spirituale. Davanti al desiderio di nutrimento, Gesù insegna agli esseri umani ad aspirare a quello che può placare la sete e la fame, e dona loro l'Eucaristia, il sacramento dell'unione, della comunione, del contatto. Un certo gusto spirituale è inerente al dono della saggezza, e — scrive l'autrice — «crea un'insoddisfazione profonda, non tanto di conoscere, quanto di "sentire", di provare».

Per molte persone il tatto è uno strumento di comunicazione privilegiato, il linguaggio dell'amore: un abbraccio, il tocco di una mano, possono valere più di mille parole, più di uno sguardo. Gesù, che interviene molte volte toccando con le mani, o lasciandosi toccare, ci ha lasciato i sacramenti, che presuppongono un toccare. Dio entra in relazione con l'uomo interiore attraverso i sacramenti, e «dall'inizio alla fine, la liturgia esercita il corpo a lasciarsi toccare da Dio e a divenire fisicamente coscienti del suo abitare in noi».

Infine, l'odorato è il più intimo dei cinque sensi, quello che spiritualizza la materia e le dà una forma di libertà, perché possiede una rara potenza evocativa, indipendentemente dai contesti. Non occupa spazio, e ciononostante penetra dappertutto. Non si può afferrare, come lo spirito che lo percepisce e, in questo senso, «si avvicina di più a ciò che è spirituale».

Attraverso i nostri sensi, che sono anche porte spirituali, possiamo dunque lasciarci invadere dallo Spirito santo che, quando ispira i gesti e gli atti del corpo toccando così l'insieme della persona, si fa quasi visibile e può essere percepito da tutti. Perciò chi si apre allo Spirito «diviene uno strumento o ancora un "mezzo di comunicazione" di Dio». Scritto con semplicità e passione, questo libro può essere considerato un valido strumento per una nuova evangelizzazione. Anche perché elabora l'assunto — fondato sull'Incarnazione — dell'unità fra corpo e spirito, che costituisce uno dei più significativi punti d'incontro fra il pensiero contemporaneo e il cristianesimo.

 

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