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Il premio Nobel della medicina a un «negato» e a un «oscuro ricercatore»

La storia curiosa dei due vincitori del prestigioso premio

Gurdon e Yamanaka

ROMA - Un giorno il tutore della scuola gli disse: «John sai cosa ti consiglio? Lascia perdere la biologia. Non è roba per te». Il ragazzo aveva 15 anni e, già allora, una tenacia di ferro. Anziché arrendersi e cambiare materia non si scoraggiò perchè la scienza gli piaceva davvero tanto. La sua perseveranza, unita a curiosità e intuito, hanno sconfessato completamente le previsioni dell'insegnante. Il britannico John Gurdon, classe 1933, assieme al giapponese Shinya Yamanaka, 50 anni, ha vinto il premio Nobel per la medicina e la fisiologia grazie a ricerche rivoluzionarie. In epoche diverse hanno dimostrato, che le staminali adulte, già diventate tessuti, possono tornare indietro e recuperare le capacità di totipotenza delle cosiddette staminali bambine dell'embrione. Dunque specializzarsi a loro volta e diventare cellule cardiache, renali, cerebrali ed essere utilizzate per terapie salvavita. Riparare tessuti degenerati e costruire farmaci contro malattie che attualmente non hanno soluzione. Gurdon è stato il precursore di queste scoperte. Nel 1962, l'anno in cui nacque il più popolare Yamanaka, dimostrò che la riprogrammazione era possibile, se a certe condizioni, con esperimenti sugli anfibi. Riuscì a far nascere un girino dopo aver inserito il nucleo di una cellula dell'intestino di una rana in un'altra cellula svuotata a sua volta del Dna. Era la prova che il destino delle staminali adulte non è segnato: contengono tutte le informazioni necessarie per costruire un nuovo individuo. Proseguire il cammino toccò al collega giapponese, un chirurgo ortopedico conquistato dal fascino della vita in laboratorio. Dimostrò nel 2006 che la reversibilità è possibile anche nell'uomo.

STAMINALI «ETICHE» - Mise a punto le cosiddette cellule riprogrammate Ips. In pratica erano nate le staminali «etiche», un indirizzo condiviso dai cattolici che non ammettono l'impiego dell'embrione come materia di esperimenti. Giulio Cossu, vicepresidente dell'Associazione Luca Coscioni (domenica a Milano concluso il congresso nazionale), professore di medicina rigenerativa a Londra, è certo che le Ips siano il futuro, non solo perchè rasserenano le coscienze: «Hanno dei vantaggi rispetto alle embrionali perchè sono autologhe, vengono prese dal malato. Mai come quest'anno i Nobel sono stati assegnati con trasparenza e rispetto del merito». Vinse il premio dello svedese Karolinska Institute anche Martin Evans, lo scopritore delle staminali embrionali. Per completare la «cordata» non manca che Ian Wilmut, lo scozzese padre della pecora Dolly, il primo mammifero clonato nel 1997, un coraggioso biologo della riproduzione, oggi pensionato. All'annuncio del premio, la cerimonia di consegna a Stoccolma l'8 dicembre, Yamanaka ha ringraziato il Giappone: «Ero un oscuro ricercatore, senza il sostegno del mio Paese non avrei ottenuto questo risultato meraviglioso, mi sento investito di una responsabilità immensa, portare le mie scoperte al letto dei pazienti», ha espresso la sua gioia in una conferenza stampa a Kioto, dove lavora. «La mia soddisfazione più grande? Vedere come la mia ricerca di base abbia avuto sviluppi utili per la salute umana, non mi aspettavo questo riconoscimento», l'ha accolto Gurdon, oggi in attività a Cambridge. Entusiasta alla notizia Elena Cattaneo, direttore del laboratorio di biologia delle cellule staminali all'università di Milano: «Fenomenale. La scoperta di Yamanaka ha fatto riscrivere ilibri di bioologia». Festeggia Giuseppe Novelli, genetista dell'università di Tor Vergata e ricorre a un'immagine semplice per spiegare la rivoluzione: «Sono riusciti a rimettere indietro l'orologio della biologia. Quando le cellule si specializzano, abbigliano il loro Dna in modo diverso. Ma è possibile spogliarle e farle tornare bambine, immature».

Margherita De Bac

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9 ottobre 2012 | 10:16

microscopio

Nobel Medicina a due ricercatori specialisti in staminali adulte.

Commento del card. Sgreccia

2012-10-08 Radio Vaticana

E' stato assegnato ieri a Stoccolma il Premio Nobel per la Fisiologia e per la Medicina 2012. Il prestigioso riconoscimento è andato a due ricercatori, il britannico John Gurdon ed il giapponese Shinja Jamanaka, per aver scoperto che le cellule staminali adulte possono essere riprogrammate diventando pluripotenti, come quelle embrionali, capaci cioè di trasformarsi in ogni tessuto umano. Il servizio di Giancarlo La Vella:

Un Premio che, mai come quest'anno, fa chiarezza su una divisione apparsa già da anni nel mondo della ricerca medico-scientifica sulle cellule staminali. Da una parte, chi ha puntato esclusivamente su quelle embrionali - per utilizzare le quali è tuttavia inevitabile sopprimere la vita dall'embrione stesso - e chi ha invece spostato la ricerca sulle cellule adulte, tra l'altro con risultati ben più efficaci. Sentiamo il cardinale Elio Sgreccia, presidente della Fondazione "Ut vitam habeant":

"Le cellule staminali somatiche hanno dato per prime - e sempre più significativamente - il loro risultato. Sulle cellule staminali embrionali rimane, invece, la grave prescrizione etica, perché si deve passare attraverso l'uccisione dell'embrione per arrivare al prelievo di queste cellule. Inoltre, non si è avuto ancora alcun successo, mentre si insiste da parte di molti centri - anche nazionali e internazionali - a sovvenzionare e a spendere denari che vengono naturalmente sottratti laddove potrebbero invece dare frutto. Quindi, l'impiego e il perfezionamento dell'applicazione delle cellule staminali somatiche pluripotenti, che hanno già dimostrato la loro validità".

Per un'efficacia più completa nella lotta contro il male, occorrerà certamente una sperimentazione ancora di vari anni. Ma già da ora l'utilizzo delle cellule mature sta da dando risultati importanti come afferma il prof. Domenico Di Virgilio, presidente dell'Associazione dei Medici Cattolici Italiani:

"La scienza ha dimostrato che le cellule programmate possono diventare totipotenti e possono essere utilizzate per la terapia di molte malattie degenerative, neurologiche - come l'Alzheimer o il Parkinson – molte malattie tumorali e linfomi, molte malattie che una volta avevano un successo soltanto dell'1-2 o 3%. Oggi, arriviamo al 75-80%. Si tratta quindi di una scoperta che porterà sicuramente frutti, anche se non dobbiamo illudere le persone. Già oggi è possibile, utilizzando le cellule staminali adulte, curare molto malattie contro le quali, finora, non avevamo sistemi o mezzi".

Ultimo aggiornamento: 9 ottobre

 

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