In due parole...

Come Domenico vogliamo manifestare e proclamare con la nostra vita e la nostra parola, la misericordia di Dio, la liberazione e la riconciliazione di tutti gli uomini in Gesù Cristo.

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QUALE GIOIA?

 

Può sembrarci davvero uno strano accostamento quello della Liturgia di oggi: da una parte l’invito a “gaudere”, così luminoso e frizzante nelle parole profetiche di Isaia: “si rallegrino il deserto e la terra arida! Coraggio, Non temete! Fuggiranno tristezza e pianto!”. Dall’altra, nel vangelo, siamo di fronte ad un momento di oscurità per Giovanni Battista, che dal carcere sembra non riconoscere più il Messia, da lui annunciato precedentemente con così tanta forza e convinzione.

Quasi per dirci che la gioia - quella vera - non è poi così scontata ed immediata, ma conosce anche momenti di prova, dolore e dubbio.

E’ vero: la gioia è anzitutto dono, ma siamo chiamati a prepararci ad accoglierne “lo spessore”, la portata. Come? Forse proprio seguendo l’invito della seconda lettura di oggi: quello di guardare ed imitare l’agricoltore, che aspetta con costanza il prezioso frutto della terra finché abbia ricevuto le prime e le ultime piogge.

Una gioia, quella cristiana, che conosce la fatica e la speranza dell’attesa. La sola in grado di far fiorire i nostri deserti.

sr Enrica

sr Enrica

Della comunità di Ganghereto,
studio filosofia all'Università di Perugia.

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