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Buonasera a tutti e benvenuti al nostro viaggio nella bellezza che abbiamo appena iniziato e che proseguirà fino a domenica, con un programma che vuole essere solo un assaggio di bellezza.

Grazie per la vostra presenza qui stasera; ma un grazie anzitutto ai nostri artisti che ci hanno introdotto in maniera splendida in questi primi passi del nostro viaggio. Quanta grazia, delicatezza ed eleganza, quanta espressione e sensibilità nella loro esibizione. Come è bello anche il dialogo tra flauto e pianola, tra musica e danza che si arricchiscono l’un l’altro.

Questo primo momento della serata ci fa capire che la bellezza si manifesta in tanti modi. Difficilmente si può definirla: la bellezza si gusta; della bellezza si gioisce interiormente; è come una fiamma che accende i nostri sentimenti, che muove qualcosa dentro di noi.

Penso che a ogni opera di bellezza si possono riferire queste parole bibliche: “Mi hai sedotto e mi sono lasciato sedurre”: ogni forma di bellezza, ogni tipo di arte, che sia poesia, canto, fotografia… suscita in noi un qualcosa che ci fa vibrare.

Tra queste varie espressioni di bellezza, stasera abbiamo scelto di presentarvi: musica strumentale e danza, come abbiamo già potuto godere. Poi vi sarà presentata da Sr Florenza una figura del dodicesimo secolo, Ildegarda di Bingen, una donna forse poco conosciuta, ma veramente eccezionale, con dei talenti straordinari in vari campi compreso quello musicale.


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Attraversando i secoli, dal canto passeremo alla pittura con un viaggio attraverso l’opera di Rouault, grande pittore francese. Sr Teresa vi farà scoprire il cammino di interiorità di questo artista molto travagliato.

Quando per qualcuno si apre la porta della bellezza, non si sa esattamente dove lo porti, ma sicuramente a qualcosa che dà un altro spessore alla vita. Si apre su un aldilà dell’apparenza, del visibile, fino a raggiungere l’invisibile.

Abbiamo intitolato questa manifestazione Viaggio nella bellezza però con un sottotitolo che vuole indicare la mèta del viaggio che intraprendiamo stasera: vogliamo dare ascolto alla voce interiore, vogliamo prestare attenzione alla nostra voce interiore che tante volte facciamo tacere imponendole tanti altri suoni che la soffocano.

 

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Abbiamo ascoltato un brano di musica. Lo abbiamo ascoltato con le nostre orecchie. Tutto parte da lì ma non finisce lì! La musica è fatta per scendere nel nostro orecchio interiore cioè nel cuore.

Questo accade, a maggior ragione, a chi interpreta un brano di musica: deve prima portalo dentro, direi quasi che deve generarlo con l’esercizio, la perseveranza, la necessaria pazienza perché sia bello. La corda del violino che sentiremo dopo, comincia col vibrare dentro il violinista per poi vibrare come in una eco nel cuore del pubblico. La vibrazione passa da un’interiorità ad un'altra interiorità. E solo se fa questo viaggio completo produce ciò che possiamo definire come bellezza.

Le nostre ballerine, anche loro, hanno ascoltato, riascoltato la musica prima di tradurla in danza. Ho assistito alle prove in questi giorni e devo dire che è stato molto interessante percepire dal vivo come nasce la sintonia tra musica e danza, come la creatività cresce man mano che si ascolta, come i movimenti si aggiustano poco a poco; e che dire di quella sorta di complicità che c’è tra insegnante e allievi? anche questo è bellezza.

Possiamo essere affascinati dalla grazia e dalla leggerezza con la quale riescono a esprimere col proprio corpo la melodia. Musica e ballo fanno un tutt’uno. È frutto di questo ascolto profondo del cuore, di questa voce interiore a volte così delicata e sottile. Siamo alla frontiera tra il suono e il silenzio. Senza silenzio, anche se molto breve, l’artista non produce bellezza.

Se siete amanti di musica, avrete osservato come sia importante il silenzio denso che precede immediatamente il concerto.

Non esiste neppure danza di alta qualità senza questo attimo di silenzio iniziale che va oltre la concentrazione. Questo momento serve per attingere nel fondo di sé stessi tutto ciò che desideriamo trasmettere agli altri. Dall’interiorità nasce il movimento armonioso, l’attenzione alla presenza di chi mi sta accanto, la comunione in un unico ritmo, e anche la comunicazione non verbale. Allora emerge bellezza.

Viviamo in un contesto in cui c’è bisogno di tanta bellezza; un contesto in cui a volte mancano i colori perché abbiamo fatto un mondo spesso troppo grigio.

Stare davanti al bello ci purifica di tutto ciò che urta i nostri occhi.

La bellezza di ciò che contempliamo ci riporta alla nostra chiamata fondamentale di esseri fatti per la felicità, per la fratellanza tra di noi. Siamo alla ricerca di pace interiore, di senso della vita, ci portiamo dentro tanti perché, siamo alla ricerca del trascendente… ? Curiamo la bellezza dentro di noi e fuori di noi. Facciamo sosta davanti al bello: questo è il motivo della mostra che vi proponiamo nel chiostro.

 

Trasmettere bellezza, produrre bellezza è una vera missione per il nostro mondo. A voi più giovani che ci avete dato l’esempio di una bella collaborazione, vogliamo affidare particolarmente questa missione. Perché anche la nostra città, che di per sé contiene tanta bellezza, ha bisogno del vostro, del nostro contributo. Cerchiamo di diffondere bellezza là dove siamo, là dove viviamo.

Ragazzi, giovani, adulti, anziani, è un compito di tutti. Non sappiamo ballare? Non sappiamo suonare o cantare? Allora, ascoltando la nostra voce interiore, sapremo forse portare un raggio di luce a chi incontriamo, una parola che valorizza l’altro, possiamo vivere la giornata nella gratitudine... anche questo genera bellezza. È il più bel regalo che possiamo offrirci a vicenda.

Pensateci. Ascoltate la vostra voce interiore. Vi parlerà sicuramente, forse ascoltando ora i nostri musicisti che ci faranno fare il prossimo passo del nostro viaggio verso l’interiorità. Buon proseguimento di serata

 

 



 

PADRE, NELLE TUE MANI AFFIDO IL MIO SPIRITO

 

 

Eccomi qui, Padre mio.

 

Ho finito di raccogliere le tesserine

del mio mosaico, sparpagliate

come miglio per gli uccelli.

 

Vengo a te, le mani colme,

schiena curva ma sguardo in alto.

 

Ti rendo tutto, tutto è tuo;

le tele morbide che mamma mi tesseva,

l’odore acre del cortile della nonna,

la segatura di pino nel laboratorio.

 

Ti rendo la salsedine e la pece delle barche,

lo sguardo azzurro dei non più posseduti,

le focacce divise sul ciglio della viottola,

l’arazzo del sole serotino.

 

Ti rendo il bordone della brezza alle parabole,

l’incerto rizzarsi dei paralitici, cerbiatti neonati,

i profumi d’aloe e d’arrosto da Zaccheo,

il fuoco che Nicodemo cela nel tabarro.

 

Ti rendo i miei amici ed i miei passi,

parole e struggimenti, risate e compassione,

il dispiegarsi del tuo amore in pergamene srotolate,

le due tortore con cui fui riscattato.

 

Ho fatto l’inventario, le tasche

scrupolosamente ho svuotato;

e torno a te libero, povero, nudo

disperatamente solo ed infinitamente felice.

 

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