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04 Mag

“Per vivere la vita comunitaria in modo più soddisfacente”

Dal 30 aprile al 2 maggio 2021, dieci di noi, rappresentati delle tre comunità del territorio italiano, si sono ritrovate in una casa d’accoglienza vicina alla stazione Roma Ostiense per continuare il cammino intrapreso due anni fa con Maria de Giuseppe, formatrice di PRH. L’incontro s’inserisce nel percorso di ristrutturazione della nostra provincia Italo-Svizzera allo scopo di discernere, rafforzare e sviluppare la sua missione nella nuova tappa scandita in modo particolare dal passaggio della scuola Saint-Dominique alla fondazione Odyssey, firmata lo scorso 15 aprile.

 

L’itinerario era costituito di due momenti. Il primo consisteva nell’analisi di cinque fenomeni chiave della vita comunitaria, mentre il secondo proponeva cinque assi di crescita per viverla in modo più pieno. Ve ne propongo una sintesi che non sarà né completa né del tutto oggettiva! Ma vorrei farvi assaporare almeno qualcosa della sua coerenza e ricchezza.

Al centro di tutti i fenomeni della vita comunitaria abbiamo scoperto il posto delle aspirazioni di ognuna come doni del Padre per lo sviluppo del carisma domenicano della CRSD e la necessità di rispondere ai nostri bisogni sani perché questi doni possano diventare fecondi – mentre la guarigione di alcune ferite del passato ne costituisce come il necessario momento preliminare. Ognuna infatti deve imparare ad esistere trovare il proprio posto e prenderlo – né più, né meno. L’orizzonte costante è il nostro comune carisma e la ricerca di una sua fedele e sempre più piena incarnazione nell’oggi. Oltre ai conflitti interpersonali, che ci spingono ad orientare il nostro potere e la nostra influenza nella comunità per farne una fonte di energie positive, risolvendo le tensioni in modo adulto, siamo così chiamate a gestire a volte un conflitto tra le nostre aspirazioni personali o i nostri bisogni e quelli della comunità: il bene comune ci insegna ad imparare il modo giusto di adattarci (senza rinunciare all’autenticità), illuminate dalla nostra coscienza profonda e dal desiderio di costruire un ambiente fraterno e umano.

Tutto un apprendimento in prospettiva, che significa una vita sempre in ascolto vigilante del Signore che parla nel profondo, al cuore di me, dell’altra, di ogni altro.

Come non dirvi quanta benevolenza, umiltà e semplicità nei nostri scambi, che offrivano a Maria la materia viva per delucidare tutti i meccanismi – buoni e cattivi – dei nostri funzionamenti? Ognuna di noi, credo di non illudermi, torna a casa piena di gratitudine: verso Maria, ovviamente, e il consiglio con cui ha elaborato il programma, verso sr Marie-Théo che ha lanciato la formazione, e verso il Signore che ci ha concesso anche un tempo festivo attorno a sr Catherine-Elisabeth e a sr Valérie in onore delle loro sante protettrici! “Chi rimane in me ed io in lui porta molto frutto”… e non qualunque frutto, il frutto della gioia delle Nozze.

 

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