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Vi ricordate lo slogan dei mesi duri del lockdown a partire da marzo 2020? “Niente sarà come prima”… lo dicevano in tanti, compresi alcuni vescovi… La comunità cristiana tra paure e solidarietà, tra chiusura e vicinanza ha attraversato questo deserto ma siamo arrivati ad una terra promessa? A volte ci contiamo e ci sembra di essere di nuovo nel deserto. Invece no! Perché una grande opportunità si è aperta per la Chiesa universale e quella italiana in particolare: un cammino sinodale, che qualcuno ha paragonato, a mio avviso erroneamente, ad una specie di concilio Vaticano III. Il 7 ottobre il papa a Roma e il 17 ottobre in ogni diocesi del mondo si è aperta la fase diocesana di un cammino che nel 2023 porterà alla celebrazione della XVI assemblea generale ordinaria del sinodo dei vescovi.

Non è un Vaticano III perché i protagonisti di questo cammino - sinodo vuol dire camminare insieme - non sono solo i vescovi, ma tutti i battezzati, che sono chiamati insieme ad ascoltare cosa lo Spirito sta dicendo alla Chiesa per fare quei passi necessari per realizzare quelle tre cose che caratterizzano una Chiesa sinodale, come dice il sottotitolo: comunione, partecipazione e missione.

Il logo del sinodo che vedete in questa pagina è eloquente e parla più di tanti discorsi: chi compone questa Chiesa in cammino? Un bambino è l’apripista, ci sono le famiglie (un babbo con un figlio sulle spalle), disabili, anziani, forse c’è anche un povero, una suora, persone di diversa età, uomini e donne un vescovo, che cammina con tutti in mezzo - forse per sentire l’odore delle pecore? Tutti protagonisti, tutti in ascolto, tutti consultati perché a tutti lo Spirito parla. Noi spesso mettiamo in contrapposizione il “noi” e il “loro”: già lo facevano i discepoli di Gesù. Giovanni riferendosi ad una che scacciava i demoni in nome di Gesù, dice “Non è dei nostri”, e il Maestro: “non glielo impedite” (Mc 9, 38-39).

Quindi, questo, è un tempo di grazia per la nostra Chiesa un po’ stanca che fa fatica ad intraprendere strade nuove, mentre si attarda sul rassicurante “si è fatto sempre così”. Se lo viviamo a fondo e con serietà “Niente sarà come prima”… Ci capiterà quello che è capitato a Pietro, secondo quello che narrano gli atti degli Apostoli. La prima comunità, composta tutti da ebrei pensava che il Messia fosse venuto per raccogliere le pecore perdute di Israele e allora quale sorpresa, quando Pietro vede scendere lo Spirito Santo su un pagano, Cornelio, come era disceso sopra i discepoli nel giorno della Pentecoste! (At capitoli 9 e 10) Questo era inimmaginabile, e la pastorale cambia e nuove porte si spalancano: l’annuncio del Vangelo raggiunge ogni uomo e donna amati dal Signore. Pietro comprende che «nell’incontro con le persone, accogliendole, camminando insieme a loro ed entrando nelle loro case, che … nessun essere umano è indegno agli occhi di Dio e la differenza istituita dall’elezione non è preferenza esclusiva, ma servizio e testimonianza di respiro universale» (Documento preparatorio 23).

Lo scopo del cammino sinodale non è quello di fare un evento, ma di iniziare processi di sinodalità, non scrivere documenti, che poi tanto nessuno li legge quanto piuttosto, come disse papa Francesco nel 2018 all’inizio del Sinodo dedicato ai giovani «far germogliare sogni, suscitare profezie e visioni, far fiorire speranze, stimolare fiducia, fasciare ferite, intrecciare relazioni, risuscitare un’alba di speranza, imparare l’uno dall’altro, e creare un immaginario positivo che illumini le menti, riscaldi i cuori, ridoni forza alle mani».

E allora niente sarà come prima, perché il Signore sta facendo una cosa nuova. Non ve ne accorgete? (Is 43 19).

Annalisa Bini

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