In due parole...

Come Domenico vogliamo manifestare e proclamare con la nostra vita e la nostra parola, la misericordia di Dio, la liberazione e la riconciliazione di tutti gli uomini in Gesù Cristo.

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Pasqua di Risurrezione

Domenica, 31 Marzo 2013 15:39

Alleluia, il grande giorno è spuntato !

04-Cristo Risorto
 

Pasqua di Risurrezione, Cristo si rialza dal sepolcro

Tutti i popoli cantino la sua vittoria

Pasqua del Signore, tu ci fai passare dalla morte alla vita,

Pasqua del Signore, tu ci guidi dalla terra fino al cielo


Pasqua di Risurrezione, Cristo ritorna dagli inferi vittorioso

Liberando dalla morte gli antichi padri

Pasqua del Signore, tu rialzi Adamo dalla sua caduta

Pasqua del Signore, tu ci ridoni la vita perduta


Pasqua di Risurrezione, Cristo s'innalza come fuoco

E i suoi nemici si disperdono come fumo

Pasqua del Signore, tu fai risplendere il suo volto di luce

Pasqua del Signore, in noi dimora l'Amore del Padre

Da un inno bizantino

VI Domenica di Pasqua

Domenica, 05 Maggio 2013 13:51

La santa città "che scende dal cielo, da Dio" è contemplata dal veggente mentre si trova su un monte grande e alto. Nei versetti successivi, sul simbolo base della città si sviluppano almeno cinque linee simboliche, continuamente riprese.

La prima è quella della luce, della gloria di Dio che irradia sulla città e la rende totalmente trasparente, colma della sua presenza, così da non aver più bisogno di un centro luminoso come il tempio: l'intera città è luce.

Il secondo elemento simbolico è il grande, alto muro, con le sue fondamenta, che dà le dimensioni della città.

Il terzo è quello delle dodici porte, con le loro scritte e i loro ornamenti.

Poi l'elemento del fiume, che attinge al racconto della Genesi.

Infine, gli alberi con i frutti e le foglie: l'albero della vita.



jerusalem celeste-067bd

La città è dunque risplendente della gloria di Dio, simile a quello di gemma preziosissima, quale pietra di diaspro cristallino. Il tema della luce è ripreso quando parla della città di oro puro, simile a terso cristallo; per questo non ha bisogno della luce del sole ne della luce della luna, dal momento che la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l'agnello. La luce diviene il riferimento per tutta l'umanità: "Le nazioni cammineranno alla sua luce".

Il nuovo ordine di cose nel quale siamo, il regno di Cristo che già si instaura, è splendore attraente della gloria del Padre e dell'agnello. È una realtà luminosa in cui vivere è bello perché dà sicurezza, respiro, chiarezza, gioia, e "non vidi alcun tempio in essa", perché il Signore Dio onnipotente e l'agnello sono il suo tempio. La trasparenza di Dio è tale che Dio è percepibile in ogni luogo, lo si incontra ovunque.

Il muro è descritto come grande e alto. "Le mura della città poggiano su dodici basamenti, sopra i quali sono i dodici nomi dei dodici apostoli dell'Agnello". Mura assai singolari, che danno alla città un'impensabile altezza, misurata con una canna d'oro; la città ha una forma strana, tutta simbolica, la forma di un quadrato dove la lunghezza è uguale all'altezza e alla larghezza. Si tratta di un cubo di oltre cinquecento chilometri di lato, e le mura hanno uno spessore di oltre sei chilometri. Dunque, un'ampiezza smisurata, un'estensione e un'altezza inimmaginabili per una città. E se ne dice poi la ricchezza incalcolabile: le mura sono costruite con diaspro, le fondamenta delle mura adornate di pietre preziose.

Contempliamo così una città capace di accoglienza senza limiti, una città che dà un agio e una sicurezza che non hanno paragone. In essa si è pienamente sicuri e ci si sente molto ricchi nella sfera divina, nell'essere in Cristo, in questa luce di Dio.

Se continuassimo la riflessione sugli altri simboli, ci accorgeremmo che ciascuno aggiunge qualcosa al significato della conversione cristiana e, mentre prelude alla piena manifestazione di Dio nel suo Regno - che è indescrivibile a parole -, ci invita già a chiederci se veramente abbiamo la coscienza di vivere in questa nuova realtà, se abbiamo la coscienza della bellezza, della ricchezza, della sicurezza, della luminosità, dell'apertura, della disponibilità della realtà nella quale siamo essendo in Cristo, essendo con lui nel Padre, nel mistero trinitario.

È interessante rileggere i versetti conclusivi della descrizione dei simboli, dove viene sottolineato l'effetto del nuovo ordine di cose instaurato dalla morte e risurrezione di Gesù: "Le nazioni cammineranno alla sua luce e ire della terra a lei porteranno la loro magnificenza. Le sue porte non si chiuderanno mai durante il giorno, poiché non vi sarà più notte. Non entrerà in essa nulla di impuro, ne chi commette abominio e falsità; ma solo quelli che sono scritti nel libro della vita dell'Agnello" (vv. 24-27).

La nuova Gerusalemme è il punto di riferimento che dà senso a tutta la storia umana, è il punto di arrivo di tutte le nazioni e di tutti i popoli, è la città ideale aperta e pronta a ricevere tutti, è la città che esclude ogni impurità e ogni falsità, che affratella nazioni e popoli amano amano che vengono immersi in questa pienezza luminosa che è la manifestazione di Dio, del suo amore senza limiti. Le misure della città sono alla dismisura dell'altezza, lunghezza, larghezza della carità di Cristo e superano ogni comprensione.

Cardinale Martini

Domenica della Misericordia

Domenica, 07 Aprile 2013 20:36

Amour 

 

Dall'inizio del suo pontificato, Papa Francesco ci invita a confidare nella misericordia di Dio. Ci ricorda che non dobbiamo mai stancarci di chiedere misericordia, perché Lui è sempre pronto a darcela.

In questa domenica, preghiamo il Salmo 103 che canta la misericordia del Signore, ricordandoci che l'esperienza della misericordia ci porta alla lode.

 

Benedici il Signore, anima mia,

quanto è in me benedica il suo santo nome.

Benedici il Signore, anima mia,

non dimenticare tutti i suoi benefici.Bird Of_Paradise_Hawaii

Egli perdona tutte le tue colpe,

guarisce tutte le tue infermità,

salva dalla fossa la tua vita,

ti circonda di bontà e misericordia.

Misericordioso e pietoso è il Signore,

lento all'ira e grande nell'amore.

Non è in lite per sempre,

non rimane adirato in eterno.

Non ci tratta secondo i nostri peccati

e non ci ripaga secondo le nostre colpe.

Perché quanto il cielo è alto sulla terra,

così la sua misericordia è potente su quelli che lo temono;

quanto dista l'oriente dall'occidente,

così egli allontana da noi le nostre colpe.

Come è tenero un padre verso i figli,

così il Signore è tenero verso quelli che lo temono,

perché egli sa bene di che siamo plasmati,

ricorda che noi siamo polvere.

L'uomo: come l'erba sono i suoi giorni!

Come un fiore di campo, così egli fiorisce.012-warm cool-colors-bird-of-paradise-flower

Se un vento lo investe, non è più,

né più lo riconosce la sua dimora.

Ma l'amore del Signore è da sempre,

per sempre su quelli che lo temono,

e la sua giustizia per i figli dei figli,

per quelli che custodiscono la sua alleanza

e ricordano i suoi precetti per osservarli.

Il Signore ha posto il suo trono nei cieli

e il suo regno domina l'universo.

Benedite il Signore, angeli suoi,

potenti esecutori dei suoi comandi,

attenti alla voce della sua parola.

Benedite il Signore, voi tutte sue schiere,

suoi ministri, che eseguite la sua volontà.

Benedite il Signore, voi tutte opere sue,

in tutti i luoghi del suo dominio.

Benedici il Signore, anima mia.

III Domenica di Pasqua

Domenica, 14 Aprile 2013 22:05

SEI SEMPRE TU, GESÙ, A VENIRCI INCONTRO ...


Nelle lacrime buie dei nostri lutti, ci stai;

ci chiami per Nome e ci rialziamo dalla tenebra del nostro dolore.

Nel rinchiuderci nelle nostre tane sprangate dalla paura, vieni;pietro3

ci dai la tua pace e ci apriamo alla gioia.

Nella paralisi del nostro bisogno di vedere e toccare, ti fai avanti;

ci battezzi nelle tue ferite – e conosciamo quanto siamo amati.

Nella nostra rigidità e durezza, insuffli il tuo Spirito di perdono;

poi ci invii, ormai "altri Cristi", a testimoniare il tuo unico potere: "amare fino alla fine".

Ci sei e ci invii.

"- C'invii? Andremo, ci penseremo! dopo aver assicurato il nostro pane quotidiano però. C'è un po' di fame, andiamo a pescare! Siamo in forza, in sette! Ma come mai? Tutta questa notte di fatica e... nemmeno un pesciolino? E vero, Gesù non c'è.

- Ci mancherebbe! Ci sto! Guardate alla riva! Il mio Spirito vi ha fatto USCIRE dal bel calduccio del cenacolo, vi ha diretti ALL'APERTO, al mare, e al mare delle Gentili... Avete capito? Fin quando andrete a pescare solo "tra voi" – sono io la vite... – e solo "per voi" – amatevi gli uni gli altri - e solo "per il cibo di qua giù" – non di solo pane...", sarà buio, sarà vana fatica e scacco completo.

Io Sono. Io sono fedele. Io, ci sto !

Aprite gli occhi alla riva che affaccia anche sulla terra delle genti, capite il vostro nuovo nome "Figlioli"

- o Padre li hai amati come hai amato me; sentite il mio "Ho sete!" e "Avete qualcosa da mangiare?" e quello dei fratelli; allora sempre m¬¬i avvicinerò, prenderò il pane e ve lo darò, e cosi il pesce... "

Così Gesù si manifestò, così si manifesta OGGI, affidandoci le sue pecore da pascolare, tutte, sulla scia di Pietro: "Ricordate bene: USCIRE da noi, come Gesù, come Dio È USCITO da se stesso in Gesù e Gesù È USCITO da se stesso per tutti noi" (Papa Francesco).

V Domenica di Pasqua

Domenica, 28 Aprile 2013 15:57

Ritornare, raccontare


Appena arrivati, riunirono la Chiesa e riferirono tutto quello che Dio aveva fatto per mezzo loro e come avesse aperto ai pagani la porta della fede. E si fermarono per non poco tempo insieme ai discepoli (Atti, 14,27-28)

 

Immagino Paolo e Barnaba tornare, dopo un lungo ed avventuroso viaggio missionario, alla comunità di Antiochia che, guidati dallo Spirito Santo, aveva imposto loro le mani e li aveva inviati ad annunziare la Parola "altrove".

Piedi stanchi, corpi affaticati, bisognosi di ristoro; ma soprattutto cuori gonfi di una gioia contagiosa: quella di aver visto in prima persona la "porta della fede" spalancarsi nel cuore di molti pagani. Certo, non erano mancati in questo tempo rifiuti e neppure persecuzioni, ma la consapevolezza che per mezzo di loro Dio aveva operato il grande miracolo della fede, entrando nella vita di chi ancora non lo conosceva, dava loro uno slancio irrefrenabile, quello di voler raccontare tutto ai loro fratelli che li attendevano.

Leggendo questa scena degli Atti, penso alle volte in cui ho avuto la grazia di rivivere, nel mio piccolo, la stessa esperienza. Mi viene ad esempio spontaneo ripercorrere con la mente, come in un flaschback, una giornata "tipo" di missioni al popolo:

ho camminato a lungo, suonato tanti campanelli e più volte mi sono sentita dire: "io non ho bisogno di Dio"; in alcuni momenti un po' di scoraggiamento non è mancato, ma poi, alla sera, nei cenacoli, ho visto i volti di alcune persone, che da tempo non frequentano la Chiesa, accendersi a causa della Parola. La fatica del giorno ha ceduto il passo ad una gioia ben superiore. E allora, anche se sono già le undici di sera e l'indomani la sveglia suona presto, aspetto sr. Christine, che è andata in un'altra casa, per dirle e sentirmi dire le meraviglie che Dio ha operato.

Intanto la mia comunità, che mi ha inviata, mi accompagna con la preghiera, e sono certa che, al mio ritorno, sarà luogo di ristoro e di condivisione.

missione

Essere inviata ad annunciare, ritornare, raccontare e fermarmi. Per poi ripartire. In questo "circolo" di verbi mi sento oggi chiamata, a vivere, anche sull'esempio di Paolo e Barnaba, la mia vocazione domenicana, perché altre porte si possano aprire alla fede.

sr Enrica

Domenica di Pentecoste

Domenica, 19 Maggio 2013 13:18
 

La solennità della Pentecoste ci porta a vivere nuovamente il dono gratuito dello Spirito Santo, la nascita della Chiesa, la nascita della nostra vita in Cristo.

In quanto festa liturgica, essa si celebra cinquanta giorni dopo la Pasqua, ed è una delle feste più antiche del calendario cristiano. Ne parlano Tertulliano ed Origene nel III secolo come feste annuali, e già nel IV secolo fa parte del patrimonio teologico/liturgico delle diverse Chiese: Egeria ne indica la celebrazione a Gerusalemme; poi abbiamo dei testi dei Cappadoci e di altri autori cristiani. Infine Romano il Melode, nel VI sec., ne compone diversi kontakia1 .

pentecoste

Icona russa della Pentecoste del XVI secolo della Scuola di Novgorod

Durante il tempo di cinquanta giorni non si fa penitenza, non si prega in ginocchio e ci si deve liberare da ogni affanno, cosi come nota Anastasio di Alessandria: «Il digiuno pasquale finisce con l'oscurità delle sera di Sabato Santo. Dopo sorge la luce domenicale e la Santa Domenica nella quale nostro Signore è risuscitato, risplende per noi. Occorre allora rallegrarci ed esultare per la gioia che proviene dalle buone azioni per altre sette settimane che sono la Pentecoste, rendendo gloria al Padre e dicendo: "Questo è il giorno che ha fatto il Signore; rallegriamoci ed esultiamo"». È un tempo escatologico, come raccomanda Basilio il Grande, che «ci ricorda la resurrezione che noi attendiamo nell'altro secolo»2.

Il tempo liturgico Pasquale finisce con la celebrazione del vespro celebrato al tramonto della Domenica di Pentecoste. Nella liturgia bizantina il celebrante recita una serie di lunghe preghiere inserite nelle struttura ordinaria della celebrazione. I libri liturgici prevedono che queste preghiere vengono recitate ed ascoltate in ginocchio, e lo stesso vespro viene comunamente chiamato della Gonyklisia3 .

Tale preghierà è scandità dal tropario e kontakion della festa: «Benedetto sei Tu, o Cristo Dio nostro, che hai reso sapienti i pescatori avendo inviato su di loro lo Spirito Santo, e, per mezzo di essi, hai preso nelle reti il mondo, o amico degli uomini, gloria a Te. Quando l'Altissimo discese e confuse le lingue , divise le genti; ma, quando distribuì le lingue di fuoco, richiamo tutti all'unità, noi, unitamente, glorifichiamo lo Spirito Santissimo».

Si può ascoltare l'antifona che si canta durante i vespri della Pentecoste.

1 Kontakia – un tipo di antifona

2 PASSARELLI Gaetano, L'icona della Pentecoste, Milano, La casa di Matriona 1993,8-9.

3 Gonyklisia - genuflessione