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Premio Nobel

Giovedì, 18 Ottobre 2012 16:47 Pubblicato in Predicazione

Il premio Nobel della medicina a un «negato» e a un «oscuro ricercatore»

La storia curiosa dei due vincitori del prestigioso premio

Gurdon e Yamanaka

ROMA - Un giorno il tutore della scuola gli disse: «John sai cosa ti consiglio? Lascia perdere la biologia. Non è roba per te». Il ragazzo aveva 15 anni e, già allora, una tenacia di ferro. Anziché arrendersi e cambiare materia non si scoraggiò perchè la scienza gli piaceva davvero tanto. La sua perseveranza, unita a curiosità e intuito, hanno sconfessato completamente le previsioni dell'insegnante. Il britannico John Gurdon, classe 1933, assieme al giapponese Shinya Yamanaka, 50 anni, ha vinto il premio Nobel per la medicina e la fisiologia grazie a ricerche rivoluzionarie. In epoche diverse hanno dimostrato, che le staminali adulte, già diventate tessuti, possono tornare indietro e recuperare le capacità di totipotenza delle cosiddette staminali bambine dell'embrione. Dunque specializzarsi a loro volta e diventare cellule cardiache, renali, cerebrali ed essere utilizzate per terapie salvavita. Riparare tessuti degenerati e costruire farmaci contro malattie che attualmente non hanno soluzione. Gurdon è stato il precursore di queste scoperte. Nel 1962, l'anno in cui nacque il più popolare Yamanaka, dimostrò che la riprogrammazione era possibile, se a certe condizioni, con esperimenti sugli anfibi. Riuscì a far nascere un girino dopo aver inserito il nucleo di una cellula dell'intestino di una rana in un'altra cellula svuotata a sua volta del Dna. Era la prova che il destino delle staminali adulte non è segnato: contengono tutte le informazioni necessarie per costruire un nuovo individuo. Proseguire il cammino toccò al collega giapponese, un chirurgo ortopedico conquistato dal fascino della vita in laboratorio. Dimostrò nel 2006 che la reversibilità è possibile anche nell'uomo.

STAMINALI «ETICHE» - Mise a punto le cosiddette cellule riprogrammate Ips. In pratica erano nate le staminali «etiche», un indirizzo condiviso dai cattolici che non ammettono l'impiego dell'embrione come materia di esperimenti. Giulio Cossu, vicepresidente dell'Associazione Luca Coscioni (domenica a Milano concluso il congresso nazionale), professore di medicina rigenerativa a Londra, è certo che le Ips siano il futuro, non solo perchè rasserenano le coscienze: «Hanno dei vantaggi rispetto alle embrionali perchè sono autologhe, vengono prese dal malato. Mai come quest'anno i Nobel sono stati assegnati con trasparenza e rispetto del merito». Vinse il premio dello svedese Karolinska Institute anche Martin Evans, lo scopritore delle staminali embrionali. Per completare la «cordata» non manca che Ian Wilmut, lo scozzese padre della pecora Dolly, il primo mammifero clonato nel 1997, un coraggioso biologo della riproduzione, oggi pensionato. All'annuncio del premio, la cerimonia di consegna a Stoccolma l'8 dicembre, Yamanaka ha ringraziato il Giappone: «Ero un oscuro ricercatore, senza il sostegno del mio Paese non avrei ottenuto questo risultato meraviglioso, mi sento investito di una responsabilità immensa, portare le mie scoperte al letto dei pazienti», ha espresso la sua gioia in una conferenza stampa a Kioto, dove lavora. «La mia soddisfazione più grande? Vedere come la mia ricerca di base abbia avuto sviluppi utili per la salute umana, non mi aspettavo questo riconoscimento», l'ha accolto Gurdon, oggi in attività a Cambridge. Entusiasta alla notizia Elena Cattaneo, direttore del laboratorio di biologia delle cellule staminali all'università di Milano: «Fenomenale. La scoperta di Yamanaka ha fatto riscrivere ilibri di bioologia». Festeggia Giuseppe Novelli, genetista dell'università di Tor Vergata e ricorre a un'immagine semplice per spiegare la rivoluzione: «Sono riusciti a rimettere indietro l'orologio della biologia. Quando le cellule si specializzano, abbigliano il loro Dna in modo diverso. Ma è possibile spogliarle e farle tornare bambine, immature».

Margherita De Bac

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9 ottobre 2012 | 10:16

microscopio

Nobel Medicina a due ricercatori specialisti in staminali adulte.

Commento del card. Sgreccia

2012-10-08 Radio Vaticana

E' stato assegnato ieri a Stoccolma il Premio Nobel per la Fisiologia e per la Medicina 2012. Il prestigioso riconoscimento è andato a due ricercatori, il britannico John Gurdon ed il giapponese Shinja Jamanaka, per aver scoperto che le cellule staminali adulte possono essere riprogrammate diventando pluripotenti, come quelle embrionali, capaci cioè di trasformarsi in ogni tessuto umano. Il servizio di Giancarlo La Vella:

Un Premio che, mai come quest'anno, fa chiarezza su una divisione apparsa già da anni nel mondo della ricerca medico-scientifica sulle cellule staminali. Da una parte, chi ha puntato esclusivamente su quelle embrionali - per utilizzare le quali è tuttavia inevitabile sopprimere la vita dall'embrione stesso - e chi ha invece spostato la ricerca sulle cellule adulte, tra l'altro con risultati ben più efficaci. Sentiamo il cardinale Elio Sgreccia, presidente della Fondazione "Ut vitam habeant":

"Le cellule staminali somatiche hanno dato per prime - e sempre più significativamente - il loro risultato. Sulle cellule staminali embrionali rimane, invece, la grave prescrizione etica, perché si deve passare attraverso l'uccisione dell'embrione per arrivare al prelievo di queste cellule. Inoltre, non si è avuto ancora alcun successo, mentre si insiste da parte di molti centri - anche nazionali e internazionali - a sovvenzionare e a spendere denari che vengono naturalmente sottratti laddove potrebbero invece dare frutto. Quindi, l'impiego e il perfezionamento dell'applicazione delle cellule staminali somatiche pluripotenti, che hanno già dimostrato la loro validità".

Per un'efficacia più completa nella lotta contro il male, occorrerà certamente una sperimentazione ancora di vari anni. Ma già da ora l'utilizzo delle cellule mature sta da dando risultati importanti come afferma il prof. Domenico Di Virgilio, presidente dell'Associazione dei Medici Cattolici Italiani:

"La scienza ha dimostrato che le cellule programmate possono diventare totipotenti e possono essere utilizzate per la terapia di molte malattie degenerative, neurologiche - come l'Alzheimer o il Parkinson – molte malattie tumorali e linfomi, molte malattie che una volta avevano un successo soltanto dell'1-2 o 3%. Oggi, arriviamo al 75-80%. Si tratta quindi di una scoperta che porterà sicuramente frutti, anche se non dobbiamo illudere le persone. Già oggi è possibile, utilizzando le cellule staminali adulte, curare molto malattie contro le quali, finora, non avevamo sistemi o mezzi".

Ultimo aggiornamento: 9 ottobre

 

San Domenico

Mercoledì, 08 Agosto 2012 06:41 Pubblicato in Predicazione

Così Dante Alighieri

San Domenico è lodato e tratteggiato da San Bonaventura di Bagnoregio al canto 12 del Paradiso. Siamo nel cielo del Sole ove il Poeta incontra i sapienti, in particolare Tommaso d'Aquino che tesse l'elogio di Francesco e Bonaventura di Domenico.

san domenico


DE LA FEDE CRISTIANA, IL SANTO ATLETA

Poi che le sponsalizie fuor compiute

al sacro fonte intra lui e la Fede,

u' si dotar di mutua salute,

Domenico fu detto; e io ne parlo

sì come de l'agricola che Cristo

elesse a l'orto suo per aiutarlo.

Ben parve messo e famigliar di Cristo:

Poi, con dottrina e con volere insieme,

con l'officio appostolico si mosse

quasi torrente ch'alta vena preme;

e ne li sterpi eretici percosse

l'impeto suo, più vivamente quivi

dove le resistenze eran più grosse.

Di lui si fecer poi diversi rivi

onde l'orto catolico si riga,

sì che i suoi arbuscelli stan più vivi.

blason


COSÌ BENEDETTO XVI


Questo grande santo ci rammenta che nel cuore della Chiesa,

deve sempre bruciare un fuoco missionario,

il quale spinge incessantemente a portare il primo annuncio del Vangelo

e, dove necessario, ad una nuova evangelizzazione:

è Cristo, infatti, il bene più prezioso che gli uomini

e le donne di ogni tempo e di ogni luogo

hanno il diritto di conoscere e di amare!

 

santi domenicani

Perugia pastorale universitaria

Martedì, 03 Luglio 2012 15:00 Pubblicato in Bollettino
uni AppUni – App

Così si chiama il vademecum tascabile dei vari appuntamenti in facoltà. Il primo impatto con il mondo universitario perugino è stato davvero entusiasmante. Una popolazione multietnica, che più volentieri mi piace chiamare multicolore non solo per i tanti paesi rappresentati, ma soprattutto per le culture variegate tra le generazioni che si affacciano al mondo universitario, quelle che vi navigano da tempo (forse sarebbe ora di approdo!) e i professori. Sì, proprio loro: alcuni si possono facilmente incontrare e con loro progettare Uni- app.

Senza dubbio la strada è stata aperta dalla bella missione dell'anno scorso. Accompagnata da sr Catherine Elisabeth ai primi di ottobre sono sbarcata nell'èquipe della Pastorale universitaria: relazioni vivaci e schiette, con tanta voglia di riprendere il cammino appena tracciato.

Per cominciare è stata lanciata una settimana di mini missione preceduta dall'invio dei "missionari" da parte del Vescovo Mons. Bassetti; preparata da un volantinaggio a tappeto nelle dislocate facoltà. I giovani ci incrociavano tutti armati di sorriso e rivestiti da ... beh guardate la foto e immaginate Marie Yvonne e Elena così "sopra vestite" con tanto di tau al collo! Questo si chiama davvero amore per il giovani.

Il contatto con loro è quindi stato ripreso con serate di catechesi e concluso con una festa in un locale bar appena rimesso a nuovo entro le mura universitarie: anche qui il vescovo è venuto. Bello, vero?

Ma veniamo un po' a noi. Questo è soprattutto un anno di "studio" della realtà universitaria tanto diversificata da una facoltà all'altra. Studio più che necessario per poterci inserire con delle proposte concrete e misurate nelle fessure degli orari.

 

M. Yvonne va con fedeltà alle "conversazioni" del lunedì sera all'Ostello ove incontra studenti stranieri; con Jean François è presente il martedì sera alla Messa nella cappella universitaria. Ovviamente si cerca di essere presenti ad altre iniziative. Alcuni contatti sono stai presi con insegnanti presso l'Università degli stranieri, che ci è particolarmente affidata con la facoltà di Lettere. E proprio a Lettere si sta concretizzando un primo progetto. Si sono resi disponibili ad una nostra proposta culturale quattro professori. Così con l'appoggio anche di fra' Paolo, francescano dell'èquipe, abbiamo organizzato una tavola rotonda su Pasolini, prendendo spunto dalle "Lettere luterane". Il tema: "Una lezione di educazione da non dimenticare". Si terrà l'8 maggio dalle 16 alle 18 nei locale dell'Università

 

. Un primo passo confortato dall'impegno che anche la diocesi mette per questo settore della pastorale: è stato creato, infatti, l'Ufficio Pastorale universitaria e il nostro fra' Paolo è stato già nominato vice – direttore.

 

Una rapida carrellata solo per dirvi che è un campo di lavoro ampio e vivace, ben unito a tutti campi della provincia. Sui passi di Domenico e con il fuoco di Caterina buona semina e, Dio voglia, buon raccolto!

 

Sr M. Elena op

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Il 17 maggio 2012 a Roma abbiamo vissuto un momento vivo e fraterno di famiglia domenicana a Santa Sabina, in occasione dei "Salotti" organizzati dal DSI.

Per meglio approfondire il tema "Le domenicane e la predicazione" sr Giovanna del Monastero santa Maria della Neve (Pratovecchio – Toscana), Irene, laica della comunità di Agognate (Novara – Piemonte), e la sottoscritta sr M. Elena della CRSD – Provincia Italo – Svizzera, siamo state invitate a dare una semplice e fraterna "testimonianza"

Alcune domande servivano da traccia per la riflessione di quel luminoso pomeriggio a Santa sabina.

  1. Che cosa evoca in voi l'immagine dell'invio di Maria Maddalena?
  2. Qual è la vostra esperienza di evangelizzazione?
  3. Cosa sentite che si può fare per rafforzare il carisma femminile dell'evangelizzazione?

Siamo state accolte da fr Bruno Cadorè. Il Maestro dell'Ordine ha soprattutto sottolineato come la missione di evangelizzazione propria dell'Ordine, oggi più che in altri momenti della storia, debba essere frutto di comunione di tutta la famiglia domenicana: nessuno può operare da solo. Riporto due affermazioni particolarmente significative:

"La prima Santa Predicazione è la comunità di amicizia che accompagnava Gesù, comunità di uomini e donne... La fondazione dell'Ordine è come una analogia di questa prima comunità con Gesù.

L'evangelizzazione richiede allora una comunità di amicizia tra uomini e donne riuniti intorno a Gesù che camminava incontro agli uomini..."

Le testimonianze delle pressenti hanno fatto eco a queste parole confermandone l'esigenza davvero domenicana della santa predicazione fondata sulla fraterna amicizia che ci rende comunità che evangelizza già per ciò che è. Una analogia sentita come responsabilità di evangelizzazione; come necessita e urgenza della "reciprocità tra frati e sorelle".

Difficile riassumere quanto comunicato con slancio da ogni invitata. Con il Monastero domenicano di Pratovecchio abbiamo respirato la passione ci ha affascinato la loro capacità di trovare vie concrete pur dell'annuncio nella dinamicità nella stabilità e libertà nella regola di vita illustrata da esempi concreti che rendono le monache presenza vivificante per la Chiesa locale e non solo.

Convivialità e annuncio della Parola si sono coniugate. Tra i genitori, catechisti e le monache è nata amicizia e si sta vivendo un momento di risveglio che ridona fiducia.

Anche internet, è "entrato" nel modo di evangelizzare: è una rete per veicolare la Parola. Tutte scelte fatte comunitariamente avendo sempre presenti le esigenze della nostra vita contemplativa.

L'esperienza di Irene, laica domenicana della comunità di Agognate, si esprime tutta nelle sue affermazioni. Come donna e laica domenicana, lei e chi con lei condivida la vita di comunità ad Agognate desiderano essere narratrice di speranza convinta che : "il mio pulpito è il quotidiano". Irene ha chiuso citandoci il testo che è stimolo per la missione sia personale che comunitaria. E' un grido di Caterina da Siena in un momento difficile e per il mondo e per la Chiesa: Non più tacere! Gridate con centomila di lingue. Vedo che, per lo tacere, il mondo è guasto... L. 16 e, continua Irene, il mondo è nelle nostre mani, perché siamo le Sue mani.

Per me pensare a Maria Maddalena è la donna del profetismo femminile.

In una sua lettera Caterina parlando di Maria Maddalena ci dice:

"... Maddalena si umiliò e conobbe sé medesima: con tanto amore si riposò a' piei del nostro dolce salvatore!... Questo mostrasti, dolcissima Magdalena, quando, cercando il tuo dolcissimo maestro, non trovandolo nel luogo due l'avevi riposto, o Maddalena amore, tu impazzi, perché tu non avevi più il tuo cuore, infatti era riposto col tuo dolcissimo maestro e salvatore nostro dolce!

Ma tu ne pigliasti buono penso per trovare il tuo dolce Gesù: tu perseveri, e non poni termine al tuo grandissimo dolore. O quanto fai bene, perché ben vedi che la perseveranza è quella che ti fa trovare il tuo maestro!" L. 61

In questa citazione mi sembra ci siano i tratti fondamentali della nostra predicazione di donne domenicane. In quel "ha conosciuto se medesima" mi pare di scorgere tutto il cammino di interiorità che è alla base del correre poi verso il fratelli e relazionarsi con loro in verità. Maddalena, poi, non si rassegna alla morte, non si dà pace perché il suo cuore di donna appassionata le diceva che il suo Rabbi era vivo. Capacità femminile di scorgere la vita, di far vivere la vita.

Infine per il suo non demordere nel cercare dove è Gesù glielo fa trovare, non solo, ma diviene una inviata: icona dello studio - missione della domenicana.

Sì, per me lo studio femminile ha questa caratteristica dell'innamorata della Vita, cercata, accolta e donata.

Per questo motivo come donna mi pare utile rileggere il pensiero, la vita delle tante figure femminili domenicane di ieri e di oggi. Il loro profetismo può contribuire a formare sempre più la nostra identità di donne chiamate per l'evangelizzazione. Come non esprime, allora, ancora una volta e con forza il desiderio di avviare uno studio serio e sistematico della vita e della dottrina del nostro Dottore della Chiesa Caterina da Siena.

Infine non ho passato sotto silenzio la terza domanda: la collaborazione con i frati, che non sembra facile, soprattutto in Italia. Quando questa si realizza, anche nei tempi di formazione, è sempre occasione di reciproco arricchimento. L'evangelizzazione diventa testimonianza evangelica di possibilità straordinarie di collaborazione in una società dove il concetto del diverso è appiattito o desta timore.

Il clima così semplice e aperto del Salotto ci ha fatto sentire tutti famiglia. Una volta di più mi sono convinta che se incontrarsi richiede tempo, a volte ci costa, ma sempre ne vale la pena. Non solo le fatiche sono condivise, soprattutto l'entusiasmo si fa contagioso e si riparte a dire ai nostri fratelli e alle nostre sorelle in comunità e nella polis: Cristo è risorto come aveva promesso, Alleluia.

M. Elena Ascoli op

17 maggio 2012