In due parole...

Come Domenico vogliamo manifestare e proclamare con la nostra vita e la nostra parola, la misericordia di Dio, la liberazione e la riconciliazione di tutti gli uomini in Gesù Cristo.

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sr Enrica

sr Enrica

Della comunità di Ganghereto,
studio filosofia all'Università di Perugia.

Percorso vocazionale Pamela e Maria Stella

Mercoledì, 08 Agosto 2012 10:49 Pubblicato in Bollettino
ganghereto

Venite in disparte in un luogo deserto e riposatevi un po'
 
"Venite in disparte in un luogo deserto e riposatevi un po'"è il brano del Vangelo che mi ha condotto a Ganghereto, un'oasi di preghiera dove riesci a fare silenzio dentro di te, a sradicare i falsi pensieri della mente e a mettere il cuore in ascolto della Parola di Dio.

Stare con Gesù, alla sua presenza ti aiuta a prendere decisioni importanti per la tua vita che sono per il tuo bene, il tuo vero bene, e a restarvi fedele.

Pamela


lectio


Conoscere se stesso in Dio

Santa Caterina da Siena dice: "Entra nella casa del conoscimento di te...fa del tuo cuore una cella e della tua cella un CIELO..." (cit. da Lettere)

Imparare a conoscere se stessi, meditando sulla propria vita anche e soprattutto in relazione a Dio, è una delle cose più belle che ho imparato in questi giorni di riflessione, di preghiera e di condivisione reciproca.

"Quando ero bambino parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l'ho abbandonato." (cit. da I Corinzi 13)

Ecco un'altra cosa che ho capito: confrontarsi con la Parola di Dio per fare quello scarto di qualità che ci viene richiesto, come dice S. Paolo, quando diventiamo adulti e che ci guida verso una scelta vocazionale secondo la nostra persona e secondo il disegno che Dio ha posto su di noi.

Sono stati giorni bellissimi e indimenticabili che mi hanno aiutata molto, anche grazie al clima gioioso e di amicizia che ritrovo sempre a Ganghereto!

Auguro a molti giovani come me di fare esperienze come questa!

Maria Stella

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Innaffiando l'orto

Domenica, 29 Luglio 2012 14:37 Pubblicato in Predicazione
Quando sr. Joëlle è partita per le vacanze, mi è stato affidato il compito di sostituirla nell'innaffiatura dell'orto. Ho detto "sì", specificando però di non averlo mai fatto fino a questo momento...

Ed eccomi, col grembiulone a quadretti bianchi e blu, di buon mattino, quando l'aria è ancora fresca e il silenzio ti avvolge, con il tubo in mano, pronta per questa nuova "impresa"!

ortoNon pensavo che l'orto avesse così tante cose da insegnarmi, o perlomeno da ricordarmi: come ad esempio il fatto che quando ti dedichi ad un compito, pur piccolo che sia, ci devi mettere attenzione, cuore e passione. Ho sempre un po' sorriso quando sentivo alcune persone dire che per far crescere meglio i fiori bisogna parlare con loro. Non mi è ancora capitato, tanto meno coi pomodori o coi cetrioli! Eppure è vero che nasce in me una cura speciale, una sollecitudine, e soprattutto la gioia di veder crescere!

Sr. Sara ha comprato un attrezzo interessante; un prolungamento del tubo, attraverso cui si può regolare l'erogazione dell'acqua: così innaffio da lontano, con un getto più dolce l'insalata, e aumento l'intensità quando arrivo ai pomodori, senza bagnare le foglie, altrimenti, così mi hanno detto, si ammala la pianta. Quando poi arrivo alle zinnie, do l'acqua piano piano, per non rovinare questi piccoli fiori, con radici ancora poco profonde.

Penso a Dio, nostro Padre, che ogni giorno ci "innaffia" con le sue benedizioni. Come una sola è la cisterna dell'orto che raccoglie l'acqua piovana, così è una sola la sua grazia E' però diverso ed unico per ognuno di noi, suoi figli, bisognosi di cure e attenzioni particolari, il modo in cui Lui la dona giorno dopo giorno per il nostro cammino. Ed Immagino la sua gioia e la sua soddisfazione quando dall'alto vede maturare e crescere noi, sue "pianticelle": uomini e donne, in questo grande orto che è il mondo.

 

sr Enrica

Pier Giorgio Frassati

Martedì, 12 Luglio 2011 14:43 Pubblicato in ... e di oggi

“Quando arrivava lui al Politecnico era come se fosse arrivata una ventata di vita”: così un suo compagno di studi ricorda Pier Giorgio, un ‘normale’ giovane universitario, che dal 1918 si era iscritto al corso di ingegneria meccanica con specializzazione mineraria del Politecnico di Torino. Aveva scelto questo tipo di studi per prepararsi a stare il più possibile vicino ad una delle categorie di lavoratori più sfruttate in quell’epoca, quella dei minatori. Pier Giorgio Frassati“Scavezzacollo e simpatico”, Pier Giorgio in università si distingueva per la sua gioia contagiosa, che scoppiava in particolar modo nei momenti di chiasso tra compagni prima dell’inizio delle lezioni. Il suo sguardo era sempre attento a cogliere i bisogni dei compagni, soprattutto delle matricole e di chi in quell’ambiente si sentiva un po’ disorientato. Come tanti giovani universitari, sotto esame si sentiva a volte “naufragare” tra le scadenze degli esami, ma nonostante questo coltivava con passione tanti altri interessi: la poesia, il teatro e soprattutto la montagna: “Ogni giorno che passa mi innamoro perdutamente della montagna. Se i miei studi me lo permettessero, passerei intere giornate sui monti a contemplare in quell’aria pura la grandezza del Creatore”. Spesso arrivava in università trafelato, tanto che veniva chiamato “lo studente che corre sempre”. Ma dove correva Pier Giorgio? È impressionante il numero di impegni che riusciva a sostenere, e delle associazioni di vario genere alle quali con entusiasmo e perseveranza partecipava: gruppi di preghiera come ad esempio la Conferenza del Rosario e gli Adoratori notturni universitari, ma anche gruppi impegnati a livello sociale.

Nato da una famiglia ricca ed influente (il padre, fondatore e direttore del giornale “La Stampa” era stato nominato senatore del regno e poiPier Giorgio Frassati Ambasciatore d’Italia a Berlino), Pier Giorgio si era iscritto a 17 anni alla Conferenza di san Vincenzo, un’associazione dedita all’aiuto ai più poveri. Nelle sue tasche e nella sua borsa si trovavano spesso biglietti pieni di nomi ed indirizzi di persone povere da andare a trovare. Un giorno una tabaccaia, preoccupandosi di cosa avrebbe detto la gente vedendo un giovane così ben vestito entrare nelle case dei poveri, gli propose di lasciare presso di lei in deposito quei pacchi, assicurandogli che si sarebbe preoccupata di distribuirli. Pier Giorgio si rifiutò, perché per lui la cosa più importante era infondere coraggio a quelle persone, ascoltare le loro sofferenze e portare loro Cristo. Egli diceva: “Gesù mi fa visita con la comunione ogni mattina ed io gliela restituisco nel modo misero che posso, visitando i suoi poveri”.

Partecipava assiduamente come animatore alle adunanze del circolo “Cesare Balbo” della FUCI (la Federazione degli Universitari Cattolici Italiani), e nel 1920 si iscrisse al Partito Popolare Italiano, convinto del fatto che i cristiani non dovessero rimanere estranei alle vicende politiche, soprattutto in quel momento di ascesa del fascismo in Italia: ad un amico scrisse “Ho dato uno sguardo al discorso di Mussolini e tutto il sangue mi ribolliva nelle vene”. Un momento decisivo nel suo cammino spirituale fu la vestizione come laico domenicano, il 28 maggio 1922. Volle prendere il nome di fra Girolamo, volendo prendere come modello fra Girolamo Savonarola nella sua lotta contro i cattivi costumi. L’amore alla Verità contemplata ed annunciata, l’anelito per la salvezza delle anime e la misericordia sono tratti della spiritualità domenicana che Pier Giorgio seppe far risplendere calandoli in maniera esemplare nella sua vita quotidiana di giovane universitario.

Non tutto nella vita di Pier Giorgio “filava liscio”: come tanti ragazzi d’oggi anche lui si è trovato a vivere un’atmosfera tesa in famiglia, dovuta ad una Pier Giorgio Frassatirelazione tra i suoi genitori che era quasi vicina alla rottura. La sorella Luciana così ce la descrive: “Tra due silenzi densi di rancore non era facile muoversi in quell’atmosfera” e Pier Giorgio, in occasione del matrimonio della sorella si rese conto che ora gli sarebbe toccato ancor di più dover essere allegro in casa per soffocare l’umor grigio prodotto da varie contrarietà. Proprio per non rischiare di provocare una frattura peggiore in famiglia, Pier Giorgio, con vero spirito di sacrificio ed enorme sofferenza, rinunciò al suo amore per Laura Hidalgo. Condivise ad alcuni amici della sua “Compagnia dei Tipi Loschi”, nata per un reciproco sostegno nel cammino di fede, questo momento di profonda crisi: “Per chi crede le controversie della vita non sono oggetto di abbattimento, ma servono di emendamento e di richiamo energico a ricalcare la via, forse momentaneamente abbandonata”.

La giovane vita di Pier Giorgio fu improvvisamente stroncata da una poliomelite fulminante, scoperta troppo tardi. Sulla sua scrivania c’erano le dispense del suo penultimo esame e il Messale aperto sul Vangelo della domenica seguente. Nonostante l’enorme sofferenza fisica, si fece dare dalla sorella un foglio su cui con fatica scrisse quello che è stato definito il suo testamento della carità: “Ecco le iniezioni di Converso. La polizza è di Sappa. Rinnovala a mio conto”. Il centro e la guida sicura di tutta la vita di Pier Giorgio è stata la fede in Cristo. A tante persone, soprattutto giovani, senza punti di riferimento, lui continua a ripetere: “Vivere senza una fede, senza un patrimonio da difendere, senza sostenere in una lotta continua la Verità, non è vivere, ma vivacchiare”. La sua gioia spontanea ed esuberante, il suo profondo senso dell’amicizia, il dono di sé senza riserve e il sempre più intenso rapporto d’amore col Cristo continuano oggi ad interpellarci e a mostrare, nella semplicità di una giovane vita, una possibile via di santità.